La notte scorre nelle vene del nuovo cinema italiano

Pubblicato su Cinemanazioni con i tag, , , , , , , , , , il 25, Giugno 2008 da Furio Spinosi

Fate attenzione a “Gomorra” di Garrone, “Il divo” di Sorrentino e “Il resto della notte” di Munzi. Sono i migliori titoli della stagione cinematografica italiana, due dei quali hanno vinto a Cannes come non succedeva per l’Italia da anni - il Grand Prix è andato al finora poco fortunato Matteo Garrone e il Premio della giuria a Sorrentino. Questi due film in particolari sono stati tutti pubblicizzati come simbolo dell’ipotetica rinascita del neorealismo italiano e dell’impegno politico al cinema. La denuncia, la critica, la riflessione sociale senz’altro non è assente in questi film, perchè sembra che ormai non si possa fare cinema senza tirare in ballo certe caratteristiche della nostra società odierna. Tuttavia, non sono certo film improntati sul genere alla “Mani sulla città” come invece tanta stampa, con la pretesca benedizione del presidente Napolitano, esultante, si è accontentata riduttivamente di dire, specie de “Il divo”.

Il film di Sorrentino che sembra in apparenza voler raccontare la verità su Andreotti, è in verità una variazione sul tema dei suoi lavori cinematografici precedenti. Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia e anche il primo lungometraggio L’uomo in più in fondo si soffermavano - con uno stile volutamente frammentato e iperrealisticamente connotato - su un personaggio maschile che osserva il lento ed eterno, ma soprattutto mostruoso e assurdo, divenire del proprio sé in qualcos’altro che di norma è morte o perlomeno tenebra nell’animo.

In un film come “Gomorra” invece riscontriamo un rigore formale davvero intenso, che è sempre stato presente nel cinema di Garrone (vedere “L’imbalsamatore” e “Primo amore” almeno), che si aggira nei meandri poco narrativi - perlomeno nella loro resa cinematografica - di cinque episodi altrettanto tenebrosi tratti dal più vasto best-seller di Saviano, il quale dovrebbe aver messo il mondo definitivamente a conoscenza della realtà camorrista e mafiosa e che, pare, sia stato davvero di gran successo. Tanto da convincere la distribuizione e il marketing del film a promuovere nel trailer del film “Gomorra” come il film tratto dal libro che tutti quanti abbiamo letto. Io non l’ho fatto. Ma il film, si capisce, va molto oltre. Non togliendo nulla a Saviano, a cui auguro la prosperita e l’eventuale fuga perlomeno dalla Campania, credo che tanta letteratura italiana d’oggi debba molto al cinema e al suo linguaggio. Dunque, Garrone ha avuto fra le mani un mezzo che avrebbe potuto usare solo ed esclusivamente lui in modo particolarmente cinematografico. La parola scritta, lo sappiamo, non è come l’estatica serie di immagini in movimento. “Gomorra” è un salto mortale cinematografico perchè la cinepresa spesso a spalla o a mano di Garrone segue cinque segmenti e personaggi diversi che si rivelano a poco a poco e a tratti si nascondono nelle pieghe del film, per poi riemegere tutti insieme, toccandosi o sfiorandosi in una cornice corale come nel cinema di Altman evidentemente preso a modello, nel tragico e semitragico finale. La forza del film sta nella sua bruttezza. Mi spiego. Non è brutto il film. È brutto, deprimente e disumano l’ambiente che viene mostrato, in una Campania ridotta allo sfacelo completo e ad una vita da cani. Cani mafiosi, cani da rapina. Cani da rapina è la prima traduzione, e anche la più fedele, del titolo originale di “Le iene” RESERVOIR DOGS debutto di Tarantino. Inutile dire che il personaggio di Servillo , presente sia quì che ne “Il divo” è uno dei più belli perchè un po’ più leggero rispetto alle altre storie raccontate nel film. La sua maschera in “Gomorra” è in bilico fra il tragicomico e il parodistico e il suo segmento narrativo è l’unico che non si conclude in modo sanguinolento. Inutile dire che le scene dei ragazzini e ragazzoni invischiati nelle faccende dei clan, sia per il modo in cui sono state girate sia per la disperazione umana che viene rappresentata in questo squarcio di periferia napoletana desertico ricordano, forse casualmente o forse no, le immagini del rosselliniano film spartiacque Germania anno zero (1947), dove il dodicenne Edmund e i suoi compagni vengono abbandonati a sè stessi e a un mondo dove non c’è più il gioco ma solo la preoccupazione per la propria sopravvivenza che spinge a gesti estremi come il furto e l’avvelenamento del padre. La morte sembra l’unica fuga e soluzione, non per forza negativa… anzi.

Il modello americano del gangster è fortemente proposto all’interno della struttura di “Gomorra”, come pure lo “Scarface” di Hawks e di Al Pacino nel remake di De Palma, ma non c’è niente di eroico o divistico nei criminali di questo film come pure nei protagonisti del più recente mercato cinema Hollywoodiano dove ormai, anche lì, rimane solo una vaga ombra, magari nostalgica, del genere crime che, ovunque lo si faccia nel mondo, può solo essere declinato dalla cinepresa in una lettura introspettiva e moderna che denota una profonda crisi generale.

Non di meno impatto cinematograrfico è il più intimo e notturno “Il resto della notte” di Munzi, che coraggiosamente co-prodotto dalla Rai, tratta argomenti scottanti come gli immigrati romeni e il coinvolgimento di alcuni di loro nel mondo del crimine. Il film però direi che è quasi un film straniero, in quanto 2/4 di esso sono in lingua, coi sottotitoli logicamente, e concentrati su volti e personaggi romeni sia nell’universo filmico che nella realtà. È anche un thriller/noir e, specialmente nel finale, si dichiara un film incapace di confortare nessuna delle parti in causa o spiegare a livello ideologico i fenomeni violenti che vengono messi in scena. Indubbiamente è un film che peserà sulla coscienza dei pochi italiani che lo andranno a vedere. Quanti di noi, anche i più magnanimi, si sono ritrovati a dover dire a un disgraziato per strada che chiede elemosina “Non ho niente, lasciami in pace”? Questa è più o meno la descrizione di una delle primissime scene del film in cui spicca l’italianissima Sandra Ceccarelli, che però parla poco e cerca di trasmettere il suo personaggio tramite ben altro. Mi verrebbe da dire che sembra più un film di gusto tipicamente d’oltralpe. Non a caso ad interpretare il marito fedifrago e pistolero (non svelo altro…) è Aurélien Recoing, attore francese che nel film chiaramente è stato doppiato. Scelta discutibile e in definitiva unico difetto concreto della pellicola.

Qui sotto trovate la locandina de “Il divo La vita spettacolare di Andreotti” di Sorrentino e alcune scene da “Gomorra” e “Il resto della notte”.

Scena da “Gomorra” in cui un gruppo di ragazzini guidati dal personaggio di Servillo sposta una montagna di rifiuti tossici provenienti dal nord guidando dei camion.

Scene da “Il resto della notte” di Munzi

L’élite di automi intellettuali è fautrice di se stessa

Pubblicato su Attualità & altro con i tag, , , , , , il 23, Giugno 2008 da Furio Spinosi

Mi viene una riflessione, che tuttavia è applicabile anche a molti altri settori, sull’attività di certi saggisti e critici cinematografici. Ci sono quelli che hanno il dono della chiarezza, che insomma invogliano chiunque a proseguire nella lettura e che espongono le loro idee in modo approfondito e simultaneamente conciso, comprensibile.
Mi pare piuttosto evidente che invece la maggioranza sia pressoché incapace.

Questi individui si lanciano spesso in funambolici testi fin troppo verbosi, molte volte pretenziosi, che non arrivano quasi mai ad una conclusione concreta… Si gira lungamente attorno ad un punto che forse non è chiaro persino all’autore.
Allora, come la mettiamo? Vogliamo esporre una materia per analizzarla e diffonderla oppure esponiamo solo un fiorito ma del tutto inutile vocabolario da élite intellettuale chiusa in se stessa?
La chiarezza è fondamentale.
Se poi questo fenomeno, che mi fa piuttosto rabbrividire, si riversa sugli studenti universitari, ci si deve interrogare sull’utilità attuale degli studi accademici. In questo ragionamento mi appoggiano i fatti, le statistiche: è ormai una realtà il fatto che i giovani sempre di più dopo le medie scelgono un indirizzo tecnico o professionale che dovrebbe incanalarli più rapidamente nel ‘mondo del lavoro’. Iscriversi all’università, scelta ancora di molti, spetta per destino a chi ha fatto il liceo. Ma l’università di oggi com’è? Io chiaramente posso parlare di Lettere, dato che è la facoltà a cui sono iscritto da ormai diversi anni: un lungo percorso accidentato dal quale si esce poco edificati a causa di una laurea che di valore, a livello fattuale, è stata dimezzata ma in contenuti e carico di lavoro è rimasta più o meno invariata nei decenni.
In un mondo ideale, l’università e il percorso di studi personale di un individuo dovrebbero essere caratterizzati da un dialogo, ci deve essere una dialettica, uno scambio fra i “saggi” e gli “allievi”.
Invece ormai si procede per inerzia, come in tutti i fenomeni della vita odierna, ripetendo come automi un enunciato sterile, che la materia si presti o meno a questo metodo di studio non importa. Riscontro questo fenomeno nei miei compagni (più che altro le compagne, vista la maggioranza femminile a Lettere), che, ne sono quasi certo, non hanno compreso assolutamente niente. Hanno solo immagazzinato informazioni di cui non hanno alcuna coscienza o opinione.
Per me questo rappresenta qualcosa di incredibile, di inammissibile, che può solo generare mostri - o crisi, laddove si cerca di uscire dall’incubo con un minimo di dignità.

I bei vecchi tempi di Socrate e Platone sono un dolce ricordo…

Attento Berlusconi!

Pubblicato su Attualità & altro con i tag, , , , , , il 21, Giugno 2008 da Furio Spinosi

Berlusconi blocca i suoi processi troppo spudoratamente, senza alcuna vergogna.
Secondo me non è stata una mossa particolarmente astuta. Questa faccenda è stata fin troppo sotto i riflettori. La sua intoccabilità non la vedo durare in eterno, anche perchè, come molti dicono con mia concordia, prima o poi tutti quanti andiamo sotto terra… Mi fa piacere che almeno la magistratura tenti in tutti i modi di ribadire che questa norma sospendi-processi è gravemente incostituzionale. Vedremo cosa accadrà. Intanto, l’Italia viene accusata di avere una giustizia troppo lenta. Io mi meraviglio. Avrebbero dovuto dire che non esiste proprio il concetto di giustizia. E intanto lui che fa? Scompare… Eh sì, fa bene a non farsi vedere.
Per chi non lo sa, ciò che viene richiesto da B. e il suo governo è in attrito forte con i ben noti dogmi costituzionali espressi negli articoli n. 3 (la legge è uguale per tutti, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, condizione sociale) e n. 111 (il processo deve assicurare una durata ragionevole, ossia il più breve possibile).
La legge è uguale per tutti.
Evidentemente non sono compresi Berlusconi e i fessi che lo hanno votato di nuovo credendo di ricevere protezione. Errore. Berlusconi pensa solo a se, o meglio, prima pensa al bene del popolo italiano quando deve ricevere voti… Successivamente fa le ormai proverbiali e pagliaccesche corna.

“Pitti uomo” immobilizza Firenze… Che si sbrighino con la tramvia!

Pubblicato su Attualità & altro con i tag, , , il 19, Giugno 2008 da Furio Spinosi

Ogni anno si ripete e ogni anno tutti quanti stanno immobili. La kermesse fiorentina di “Pitti Uomo” ostacola moltissimo il traffico dalla zona Fortezza fino al Ponte alla Vittoria.
Ciò è fonte di grande stress per i guidatori e non. Prendete un autobus o un motorino, avrete le stesse difficoltà più o meno. Tutto questo accade per dare spazio a qualcosa che alla gente di norma non interessa affatto.
A me, ad esempio, interessa andare a vedere un film al cinema Flora, che si trova in piazza Dalmazia, zona Rifredi. E’ l’unico, insieme al Fiorella e al Colonna, ad essere sopravvissuto al boom dei multiplex. I film d’autore, che di normae sono sempre migliori del prossimo ‘blockbuster movie’, trovano spazio esclusivamente nel circolo Atelier. E su 3 uniche sale fiorentine dell’Atelier, il Flora, che è un po’ il ‘quartier generale’, si trova in estrema periferia. Quindi per tutti quanti andare laggiù è sempre una gran seccatura. Per gli automobil-dipendenti, il problema sussiste nella difficoltà di trovare parcheggio in quella zona e per il suddetto dramma estivo di Pitti uomo. Per chi va in autobus o in biciletta, si ha sempre e comunque, in ogni periodo dell’anno, l’impressione di andare a fare un viaggio tanto è lungo il tragitto dal centro a Rifredi (per non parlare di certe salite non proprio alla portata di tutti).
La soluzione si chiama tramvia. Si suppone che una volta finita - chissà quando con tutte le controversie che ci sono e gli ostacoli reali e non - sarà rapida e risolverà questo problema dell’immobilità generale di Firenze.
Io penso che sarà brutto quanto vi pare vedere passare per Piazza del Duomo la tramvia… Avrà anche un effetto negativo sul mercato immobiliare per le zone residenziali che fiancheggieranno le ferrovie…
Farà anche “incazzare” gli automobilisti in genere…
Ma il progetto della tramvia, già in costruzione da mo’, se portato a termine decentemente, risolverà non pochi problemi per tutti i cittadini di Firenze e collegherà le varie zone.
E’ indispensabile.

Mercato del cinema fallito

Pubblicato su Cinemanazioni con i tag, , , , , , il 11, Giugno 2008 da Furio Spinosi

Forse alcuni di voi ne sapevano già qualcosa, ma il mercato dell’home video (noleggio o vendita che sia) è sempre più in crisi. Alla faccia della crisi delle sale cinematografiche, mi direte! E invece no. Con l’arresto di Cecchi Gori, alcune sale storiche di Firenze e Roma (ma di sicuro anche in altri posti) sono state sequestrate. La cosa che sta mandando più di tutto in bestia è il fatto che questa crisi bloccherà anche tutto il settore ‘home vieo’, ovvero del noleggio e della vendita dei DVD.

In concomitanza, accade un’altra cosa: la DNC, che distribuisce fra l’altro i film della Filmauro (casa produttrice di proprietà De Laurentis), ha chiuso per fallimento e oltre a bloccare l’uscita a noleggio o vendita di importanti titoli come “Grande grosso e verdone” “Sogni e delitti” di W. Allen e “Il cacciatore di aquiloni” blocca tutto il settore collezionistico di serie Tv vecchie e nuove, che seppur care hanno il loro bel numero di acquirenti.

Si vocifera che la Medusa abbia intenzione di rilevare il catalogo della casa fallita…

In piedi e seduti!

Pubblicato su Attualità & altro con i tag, , , , , , , il 8, Giugno 2008 da Furio Spinosi

Non molto tempo fa c’è stata la giornata nazionale sulla prevenzione del cancro. Uno dei cancri più comuni negli uomini è quello alla prostata. Ho sentito in una trasmissione radiofonica un consiglio da parte di un medico esperto che ha detto qualcosa di illuminante…
Sfatiamo dunque il mito che fare la pipì sempre e comunque in piedi è da uomini e farla seduti sulla seggetta del WC è “per le fiche”, come disse leggendariamente Massimo Ceccherino nel lontano film d’esordio di Pieraccioni I Laureati. Questo medico invitato alla trasmissione radiofonica diceva appunto che una buona abitudine per prevenire il cancro alla prostata è quella di fare la pipì da seduti.
Io non sono contrario a farla in piedi. Nei bagni pubblici - se ci vado, perchè cerco sempre di risparmiarmela per lo schifo - la faccio in piedi perchè il solo pensiero di sedermi su quei cessi mi fa orrore. Però a casa spesso mi capita di farla seduto perchè farei un macello sbagliando la mira. Se fossi la persona che si andrà a sedere lì dopo di me, mi prenderei a schiaffi. E poi diciamolo, spesso ci scappano entrambe le cose e ci si deve per forza sedere! Non è più comodo? Elenchiamo altri inconvenienti riguardanti la minzione in piedi: in un bagno pubblico, se la si fa al muro, ci si presta inevitabilmente ad un peep show esibizionistico che potrebbe essere spiacevole e che io ho sempre evitato scrupolosamente a causa della mia grande riservatezza; un altro molto più spiacevole inconveniente è quello di bagnarsi di pipì i  pantaloni per incidente. Insomma, sappiate uomini che persino alcune donne hanno imparato a farla in piedi per lo schifo di doversi appoggiare ad un water o buco alla turca in un luogo pubblico. Se si sono messe a farla loro in piedi, facciamola almeno noi da seduti…

Che Belpaese… Che merda di paese!

Pubblicato su Attualità & altro con i tag, , , , il 24, Maggio 2008 da Furio Spinosi

Forse ad aiutare il mio sviluppo di persona che sostiene i diritti umani è il fatto che sin dalle scuole primarie (materna, elementari) ho sempre avuto compagni di classe anche di altre nazionalità: dal Camerun, al Marocco, dalla Cina all’ex Jugoslavia, Sud America… La curiosità e la voglia di confrontarsi con un popolo straniero è il simbolo di un paese evoluto e civile. L’Italia non lo è. A dilagare sempre di più è questo pensiero universale: “abbiamo già troppi problemi per star dietro a voi, tornatevene a casa vostra. Questa è la nostra di casa e siamo noi i padroni”. Io se mi trovassi accanto ad una persona che ragiona così o che dice così solo perchè ormai va di moda, proverei un profondo senso di vergogna. Ormai il Belpaese si deve rendere conto che è fatto di merda ed è disgustoso, ora è il caso di dirlo anche in senso letterale vista la situazione dei rifiuti in Campania. Gli italiani dovrebbero rendersi conto di tante cose. Che viviamo in un paese che ha delle leggi che tutelano i cittadini e che questi possono giungere da qualsiasi parte del mondo senza che nessuno li tocchi. Possono essere turisti o cittadini, poco importa. Non esiste una terra di qualcuno. La terra è di tutti, come dicevano i Nativi Americani. Sappiamo bene che Firenze (prendo Firenze come esempio perchè è la città in cui vivo e di cui posso parlare con certezza) ha molti cittadini che non sono di nazionalità italiana. Extracomunitari. Mah, chiamiamoli così? Io non me la sento. Se fossi uno di loro, mi darebbe fastidio essere chiamato extracomunitario. Ma dico io, se lavoro e ho tutti i documenti e le carte in regola, perchè mi devono essere tolti i miei diritti di essere umano? Perchè devo continuare a vivere e crescere in una nazione che peggiora di giorno in giorno non per colpa degli extracomunitari, ma per colpa di sè stessa e del governo che la comanda coi fili. Il burattinaio è Berlusconi… L’imbonitore a questo circo di folli pagliacci miseri sia nell’intelletto che nelle tasche purtroppo è quel mostro di Bossi. Alle ultime elezioni ha vinto lui di fatto! Ha vinto lui con la Lega Nord. La Lega Nord, alla luce di ciò che ho detto qui sopra, ha un seguito davvero notevolissimo, non ci sono dubbi e l’alleanza Berlusconi-Bossi ha fatto bingo! E’ stata una vincita, ma che dico, un trionfo… sì, di merda! Ma veniamo ai fatti: l’Italia fortunatamente ha ancora delle leggi (almeno, fino a adesso) che devono essere rispettate. Ma in prigione, invece che i rumeni che fanno lavori di pulizia, che badano alle persone anziane e handicappate, che fanno gli opertai, perchè non ci vanno gli Italiani un po’ gli italiani. Se davvero venisse applicata una forma di contenimento efficace, accadrebbe che certi settori lavorativi rimarrebbero prosciugati, perchè gli italiani certi lavori non li vogliono fare. La situazione è degenerata. E’ vero che ci sono dei poveri extracomunitari che finiscono per essere vittime dei racket. Verissimo. Non lo nego. Ma non sono tutti. E comunque il principio del male sta proprio in noi italiani che siamo rozzi, ignoranti e criminali. Abbiamo le nostre mafie e camorre (e a proposito di questo, andate a vedere il folgorante terzo film cult di Garrone “Gomorra” tratto da Roberto Saviano), che a loro volta sfruttano e utilizzano gli extracomunitari, che pur di sopravvivere preferiscono essere schiavi di qualche boss. Basta trovarsi in una qualsiasi situazione sociale e c’è buona probabilità di trovarsi nel mezzo di una discussione su quanto facciano schifo quegli extracomunitari là e quanto siano brutti, sporchi e cattivi, stupratori, criminali quegli altri là. Che vergogna! Che vergogna! Che vergogna! Mi chiedo io, ma se si dovesse arrivare ad una vera crisi… Per crisi intendo di quelle vere che spingono la gente a scappare dalla propria nazione, a noi ci piacerebbe essere trattati e considerati nella stessa maniera? Non credo proprio. Alcune persone mi dicono ingenuamente: “Ma tu parli così perchè non hai avuto esperienze dirette con questi soggetti. Se ti capitasse anche a te qualcosa con questa gentaccia, cambieresti idea?” . Io, spinto all’esasperazione dall’ottusità di questo paese, preferirei essere tolto dal mondo da uno di quei “tipacci” piuttosto che continuare a vivere fra gli altri connazionali xenofobi, razzisti e nazisti.

Cito sotto l’art. 3 della Costituzione: “Tutti i citaddini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali”.

Molti dicono “Eh, infatti le regole dovrebbero cambiare. Le leggi devono essere cambiate”. Beh, cari miei, dite una cosa del genere a voce un po’ troppo alta e poi stiamo a vedere chi se la ride!

Virzì e la sua brutta bella ridicola crudele vita italiana

Pubblicato su Cinemanazioni con i tag, , , , il 27, Aprile 2008 da Furio Spinosi

Nel titolo di questo post ho riciclato il sottotitolo dell’ormai ‘antico’ film di Virzì Ovosodo, forse fra i suoi meno belli ma pur sempre capace di risvegliare i morti che popolano il nostro paese. Questa affermazione mi viene in mente dopo aver visto il nuovo film del regista toscano, forse il commediante più conosciuto a livello nazionale, ma io oserei dire l’unico apprezzabile anche al di fuori dell’ambito italiano. Pieraccioni, Benigni e company li escludiamo naturalmente. Benigni mi piaceva. Mi è piaciuto fino a “Johnny Stecchino” e “Il mostro”, ma poi si è perso in un mare di versi danteschi e film che secondo me sottolineano la sua sempre più galoppante demenza sentimental-senile provocata dalla moglie Nicoletta Braschi forse? Che poi tanto bella non è. Vabbeh… Ritorniamo sui nostri passi. Virzì ha i coglioni e li mostra nel nuovo film “Tutta la vita davanti”, che ironicamente si riferisce a ciò che la protagonista, la brava, sobria e carina interprete di Nuovomondo Isabella Ragonese, si sente dire da molti - compresa la madre siciliana costretta a letto - dopo la laurea cum laude. Però tutta la vita davanti è anche una cosa che si dice quando ci capita qualcosa di traumatico, come un incidente, o quando proprio muoriamo. Io non ho idea se sia vero o no, però è intrigante l’idea che il cervello - o meglio l’inconscio - durante un momento intenso e traumatico ricrei una sorta di galleria d’immagini, belle o brutte che siano, dal nostro vissuto e ce le sbatta in faccia. Questo concetto non è molto lontano da ciò che il film propone. E’ una sorta di incubo infernale, dal quale non si sa se è possibile risvegliarsi. Tutta la vita davanti è un film grottesco, secondo me fra i più perfidi e paradossali del regista livornese. E’ un film a suo modo politico e il fatto che l’abbia visto il giorno delle elezioni e che il mattino seguente Berlusconi è tornato a trionfare, secondo me non è casuale. Il call center in cui finisce a lavorare la protagonista è, a mio avviso, almeno in alcuni momenti, un tributo alla Città delle donne di Fellini. La Ferilli è immensa, e ciò mi ha stupito perchè sapevo che era brava oltre che a essere bella grazie alla sua interpretazione in Ferie d’Agosto (che rimane il mio preferito di Virzì). Ma in questo film ha proprio trovato pan per i suoi denti. Si è sfogata, specie nel finale… Un finale mica male per essere un film italiano (non svelo niente, tranquilli)! C ‘è anche poi tanta musica anacronistica in questo film e ha una funzione particolare. Non è quasi mai un commento musicale alle scene, ma fa proprio parte delle scene oppure fa parte di alcune fantasticherie romantiche della protagonista, che per esempio a inizio film mentre va a lavoro vede tutti muoversi a tempo sulle notte di “I get around” dei Beach Boys. E quella Doris Day di “Que serà serà (whatever will be will be)” del finale? Insomma, a differenza di tutti gli altri suoi film dove Virzì si conteneva entro i limiti della tradizione della commedia all’italiana, questa volta ha calcato parecchio la mano e ha prodotto un film sconcertante, dove viene applicata quasi a livello globale una certa pietas nei confronti dei personaggi, che di certo non sono - dico nessuno - mostri di simpatia. Sono mostri e basta. Come I mostri di Dino Risi e Monicelli. Ci si fa tante domande e il film è anche esplicitamente didattico. Insegna ad essere diffidenti nei confronti dei telefonisti che ci vogliono propinare un apparecchio da mettere al rubinetto dell’acqua e allo stesso tempo a rendersi conto che loro sono vittime quanto noi durante le loro telefonate. Vengono pagate pochissime queste ragazze che potrebbero fare altro. Io non ho idea se nei call center commerciali ci sia questa politica quasi televisiva-spettacolare secondo la quale ci si deve motivare con canzonette, balli e roba simile. E’ probabile che Virzì abbia voluto eccedere, ma non ne sarei certo fino all’ultimo. E poi, insomma, ci si chiede anche ma come è possibile che l’Italia sia questa? Perchè è questa. Non è molto diversa da quella che viene dipinta nel film.

L’Asia delle fattorie horror degli animali

Pubblicato su Attualità & altro con i tag, , , , , il 17, Aprile 2008 da Furio Spinosi

VI CONSIGLIO DI NON VEDERE QUESTO VIDEO SE SIETE IMPRESSIONABILI. MOSTRA COME AVVIENE LO SCUOIAMENTO DI QUESTE POVERE BESTIE E LE TORTURE CHE VENGONO LORO INFLITTE DURANTE E DOPO. D’ALTRO CANTO, VEDERLO SIGNIFCA DIVENTARE CONSAPEVOLI DI UNA REALTA’ CHE E’ BENE CONOSCERE.

Non solo vengono uccisi chissà quanti animali per il mercato delle pellicce, ma non vengono nemmeno uccisi rapidamente! Più della metà delle pellicce vendute dall’America vengono dalla Cina, dove per mancanza di soldi e anche per cultura, gli animali non li uccidono e poi spellano, ma vengono scuoiati vivi!

In Cina purtroppo è difficile come atto da condannare perchè fa parte della cultura asiatica quanto l’usanza atroce di abbandonare i bambini o ucciderli perchè è proibito averne più di uno. Trovo comunque di una crudeltà infinita e mostruosa fare quello che è stato documentato in questo lungo filmato straziante. Fate qualcosa, donate o lasciate anche semplicemente una firma, spargete la voce. Si deve sapere e, anche se si ha uno stomaco debole, bisogna trovare il coraggio di vedere queste immagini e rendersi conto della violenza strutturale che si verifica in questo paese. Il mercato delle pellicce è chiaramente un risultato dello sfruttamento degli asiatici come accade per tanti altri prodotti che poi l”America e le sue multinazionali rivende. Vengono desensibilizzati gli operai, o meglio - in questo caso - i sicari e arrivano a fare questo e ben altro!

Nel sito della PETA, trovate tutte le informazioni per fare attivamente qualcosa, anche solo lasciando una firma e mandando il video e la notizia a tutti i vostri contatti.

Anche gli animali hanno dei diritti!

http://www.peta.org/feat/ChineseFurFarms/index.asp

Grande, grosso e Verdone, il migliore da anni

Pubblicato su Cinemanazioni con i tag, , , il 22, Marzo 2008 da Furio Spinosi

Verdone nel suo ultimo film “Grande grosso… e Verdone!” è tornato alle origini, riproponendo i suoi personaggi migliori, ma cambiando varie cose. Innanzitutto i tre episodi raccontati non si mescolano più come in “Un sacco bello” “Bianco rosso e verdone” e “Viaggi di nozze”, ma si suddividono in modo molto distinto fra di loro dal punto sia stilistico che narrativo e danno al film uno stile vecchio quanto quello dei mostri episodici di Risi,Monicelli, Scola e una struttura un po’ barocca e vagamente fuori dal tempo. Di film così non se ne fanno più insomma. Il primo episodio, con l’ideale ritratto invecchiato di Mimmo, è il più farsesco e irreale dell’opera. E’ stato utilizzato un trucco di doppiaggio che dovrebbe fungere da gag comica: i figli di Leo e il fratello giunto dall’Australia in occasione della morte della madre non hanno una voce propria, ma parlano con la voce di Mimmo-Verdone. Al funerale viene spiegato che è una cosa congenita. Viene da chiedersi dunque come mai nelle ultime battute del fratello l’attore si riappropria della sua voce? E’ stato un errore o un effetto voluto? Verdone si moltiplica sempre nei suoi film e diventa un autentico camaleonte, anche vocalmente, ma qui c’è qualcosa che sfugge al controllo registico. Perdoniamogli la appena accettabile qualità del primo episodio giustificandolo col fatto che aprire un film del genere è un’impresa davvero ardua e che c’era bisogno di un po’ di tempo per riscaldarsi e dare il meglio di sè. Infatti nel secondo capitolo fa il suo temibile ritorno la figura del professore ossessivo, maniacale e pieno di tic che tramortisce le persone che lo circondano. Questa volta non c’è una moglie che verrà spinta alla fuga o al suicidio. Di mogli ne ha avute tre (tre quanto i film simili a questo fatti in precedenza) e i loro ritratti sono tutti appesi nel suo studio. Questa volta ad esserne succube sarà il figlio ventenne, interpretato dal bravo nipote di Dino Risi, che prima desidera la fuga, poi una volta messosi insieme ad una ragazza che gli viene presentata dal padre desidereranno insieme la morte del ‘mostro’. Nel terzo ed ultimo capitolo, i tempi si allungano, giustamente, perchè si applica un procedimento di immedesimazione. Tornano infatti Jessica e Ivano - le maschere di Verdone più vicine alla realtà italiana d’oggi - stavolta coi nomi di Moreno Vecchiarutti ed Enza Sessa, cognomi di cui non vanno molto fieri. Si trovano in vacanza col figlio burino e patito di calcio in un albergo lussuoso e per gente di classe, a Taormina. Quì la loro crisi matrimoniale trova tutta la sua energia quando Moreno si infatua di Blanche, una tipa francese; Enza entra nelle grazie di Fabio Muso, un ex-concorrente dell’ “Isola dei sopravvissuti” (riferimento non molto velato all’ Isola dei famosi), che si presenta  tranquillo e interessante, ma in definitiva interessato solo a certe cose… Entrambi cercano di affinarsi e perdere la loro cafoneria (”E’ proprio vero che oggi chi non ci ha la cultura non arriva da nessuna parte!”), come il Woody Allen e la Tracey Ullman di Criminali da strapazzo, ma finiscono per fare un rimbalzo drammatico nel finale. Quello della Gerini un po’ più drammatico di quello di Verdone, che non fa altro che scoprire che la bionda francese è una puttana di alto bordo che chiede 10,000 euro per l’intera notte. Allora, com’è questo film? Da vedere sicuramente, anche perchè parlarne lo riduce inevitabilmente. Verdone, che aveva smesso di darci film così parecchio tempo fa, si è rivelato ancora capacissimo di intepretare le sue maschere e questo film ne è una palese celebrazione che va volontariamente contro tutte le regole di realismo e di sceneggiatura. Fanculo il realismo. Concediamogli le imperfezioni e godiamoci quello che probabilmente è il canto del cigno di Verdone. Con questo film ha fatto rivivere le maschere tragicomiche che l’hanno reso celebre. L’ha fatto tradizionalmente, ma con più stile e maturità. Tecnicamente, ammettiamolo una volta per tutte, è un po’ sciatto, ma forse è l’unico superstite capace di dire qualcosa usando un linguaggio universalmente riconoscibile dal pubblico italiano. Moretti, che aveva bisogno di ritrovare se stesso dopo “La stanza del figlio” e “Il caimano”, ha fatto la cosa giusta con “Caos calmo” in cui si è fatto dirigere facendo dimenticare Michele Apicella e tutti i suoi derivati. Benigni, aimè, ormai arranca da anni fra le sue orazioni dantesche e fiabe moderne stancanti e infantili. Dovrebbe fare la stessa cosa e tornare a fare quello che riuscì a dare in film di altri come “Berlinguer ti voglio bene” e “Chiedo asilo”, quando aveva ancora il vigore della gioventù. Verdone invece lo ha fatto subito, perchè diceva di essere in crisi e di non poter più affrontare la regia e i suoi personaggi - per strada gli facevano il verso ed è finito in psicanalisi. Si è lasciato così dirigere da Veronesi in due film a episodi che sono a dir poco imbarazzanti. Lui portava un po’ di decenza in quelle opere, ma in tutta la sua carriera non si possono certo definire le sue migliori intepretazioni. Girare questo film e riesumare dalle ceneri i suoi fantocci lo ha in qualche maniera santificato positivamente. Gli si perdonano dunque gli scarsi tentativi di diventare serio in film come “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” “Perdiamoci di vista” “C’era un cinese in coma” “Ma che colpa abbiamo noi” e “L’amore è eterno finchè dura”, che forse sono stati i compiti a casa dati dal suo analista…. La Gerini, unica vera spalla decente del Verdone degli ultimi anni, torna a risplendere nel ruolo di Jessica, anche se cambia il nome e diventa Enza e sono passati 13 anni. Adesso fa la mamma e il padre contemporaneamente, è la capofamiglia e chiede di fare sesso in maniera tradizionale (”Famolo normale”), ma ha anche qualche sorpresa, qualche asso nella manica, come quando danza vendicativamente a ritmo arabo. Ecco, in questo film la Gerini al di là di Verdone è l’unico volto davvero noto. Gli altri, quasi tutti bravi e in parte, non sono ingombranti come i De Sica, i Veronesi, i Muccino da cui Verdone si è fatto spesso confondere e ammaliare. Verdone è abbastanza maturo da fare cinema da solo, ma potrebbe anche lasciare stare questo mestiere per un po’ e occuparsi di altro. Il suo meglio l’ha già dato. Dopo questo film si potrebbe anche esaurire e i soldi certamente non gli mancano.