Il bello del film (e sicuramente del libro, anche se io non l’ho letto e non vedo perchè dovrei) è il coraggio di quest’uomo, Pietro Paladini, di inventarsi uno spazio in cui non fare niente se non occuparsi della propria vita, dimenticando il lavoro e tutto. Paladini si mette nella piazza davanti alla scuola della figlia tutti i giorni, si suppone per un periodo abbastanza lungo dato che il film comincia con una vacanza al mare sicuramente estiva o comunque settembrina, e si attornia di personaggi tutto sommato superflui ma necessari, indispensabili, che si incuriosiscono a lui oppure che hanno bisogno di lui – brava come al solito la Golino, nel ruolo della cognata instabile e innamorata ancora di lui; c’era stata una relazione fra i due prima del matrimonio con la cara estinta – oppure personaggi che lo vogliono infastidire di proposito o involontariamente. Egli poi diventa amico dei negozianti, del ristoratore di zona, dei residenti, di un bambino down con cui gioca azionando il suono del blocco portiera dell’auto…
Moretti, che decisamente dà il meglio di se quando non si autodirige (vedere Il Portaborse di Luchetti per credere), li ascolta e li ignora allo stesso tempo, li deride quasi. L’avventura con Isabella Ferrari (mi sfugge il nome del personaggio, pardon) è per lui una catarsi e probabilmente lo rilassa vendicativamente in quanto con la moglie morta si capisce che c’erano delle incomprensioni, forse poco affetto e probabilmente anche un tradimento e la scena di sesso tanto strombazzata (sia dai detrattori e non) è qualcosa che nel cinema italiano capitalista non si vedrebbe neanche per tutto l’oro al mondo: c’è uno standard, preso dal modello mainstream americano, che prevede la creazione di un atmosfera completamente irrealistica (musiche e ralenti, primi piani a caso con bocche e lingue che nemmeno si incontrano, tutto rigorosamente fasullo,pudico e sotto le lenzuola). La scena tanto criticata del film invece si svolge con un preciso rigore di anticensura. I due amanti neanche si parlano e non c’è alcuna musica. La donna entra in casa, lui la tocca e la bacia e la denuda, le palpa i seni e giocherella con un po’ d’imbarazzo a leccarle capezzoli (del resto, chi non lo sarebbe durante un approccio così diretto con una quasi sconosciuta?), poi si va avanti con tanto di penetrazione da dietro e inquadratura del posteriore di lui con i testicoli in vista. La scena dura parecchio e non rappresenta nemmeno l’intero incontro sessuale, si suppone che vada avanti includendo anche una certa suspense dato che i due copulano mentre la bambina si trova in casa, seppur dormiente.
Caos Calmo dunque si distingue notevolmente dalla merda che di norma ci viene propinata. Non ci sono i toni drammatici di altri film che trattano lo stesso tema. E’ una commedia sul lutto, volendo. Inoltre è piacevole la presenza di facce straniere, provenienti dal cinema francese e internazionale come Charles Berling, Hyppolite Girardot e Roman Polanski nel ruolo del grande capo francese in procinto di accorparsi con gli americani.
Kasia Smutniak interpreta con garbo e fascino il personaggio della padrona del San Bernardo che si aggira sempre nei giardini di Paladini con curiosità verso l’uomo e i suoi interlocutori e nel finale interagirà anche lei. Rendono più perplessi Gassman, che interpreta un improbabile fratello minore di Moretti, la bambina che, non priva di naturalezza, risulta poco convinta e sicuramente non fra le migliori enunciatrici che si sarebbero potute trovare al suo posto; il sempre caro Silvio Orlando compare poco nel film, anche se un gesto e una battuta sue rimangono in mente (“Sono figlio di una famiglia cattolica… Non ho mai bestemmiato!).
Qui sopra le co-protagoniste femminili del film Isabella Ferrari, Valeria Golino e Kasia Smutniak.
Quanto a Moretti, temo che nessuno sarebbe stato migliore. Sicuramente coraggiosa la scelta di bestemmiare, chissà quando il film passerà fra due anni in TV come verrà ‘trattato’! L’impressione che ho avuto vedendo Moretti in questo film è stata di una parziale trasfigurazione della sua stessa icona. E’ sempre lui, con i suoi tic – in questo film non elenca le scarpe sportive, ma tutte le linee aeree con cui ha viaggiato per lavoro – eppure non è il Moretti rigido, contenuto e asociale di Caro Diario o La stanza del figlio. Qua lo si vede pure farsi un pianto liberatorio a metà fra la risata e la dissimulazione infantile. Agisce più di impulso. Scopa. Molti lo vedono come un pazzo per la sua scelta di non fare niente e rimanere nei giardini davanti alla scuola della figlia. L’idea del film, per reiterare e riallacciarmi con ciò che ho detto all’inizio, è bella, geniale, grottesca e insolita nel panorama del cinema nostrano. Non a caso c’è dietro lo zampino di Procacci, che ha prodotto con la sua società indipendente, Fandango, i migliori film – o perlomeno di qualità superiore – italiani, dal 2000 a questa parte (Respiro di E. Crialese, L’imbalsamatore e Primo Amore di M. Garrone, Le conseguenze dell’amore e L’amico di famiglia di P. Sorrentino, Ricordati di me e L’ultimo bacio di G. Muccino – tutti fortunati anche nella distribuzione estera). La presenza dei francesi sia nel cast artistico che tecnico sicuramente avrà inciso e giovato. Ultima e non indifferente nota positiva è la musica di accompagnamento di Paolo Buonvino , associata a pezzi musicali stranieri di Radiohead, Stars e Rufus Wainwright.
Qui sotto trovate una clip sul film accompagnato dalla canzone di Wainwright “Cigarettes, chocolate and milk” e un’altra ancora del pezzo musicale “Pyramid song” dei Radiohead, che nel film si sente durante la scena della fuga notturna in auto di Pietro-Nanni.






grazix la segnalaz ! nn me ne ero neanke accorta ke i radiohead erano nella colonna sonora del film…