Scrivere sceneggiature

19 02 2008

Più passa il tempo e più mi accorgo che scrivere una sceneggiatura, ossia il copione di un film che si ha in mente, è una regola che non si può assolutamente trasgredire. Persino David Lynch, che nella sua ultima fatica “Inland Empire – L’impero della mente” si è dato all’improvvisazione (non ha scritto prima il copione e poi ha girato… ma scriveva le scene mentre girava!), deve essere per forza ricorso a qualche struttura, un qualche punto fermo… E almeno certi dialoghi del film (mi riferisco in particolare al lungo e arzigogolato monologo di Laura Dern) hanno l’aria, sicuramente, di essere stati ‘progettati’ prima di girarli.

Ad ogni modo la recitazione dei dialoghi e l’allestimento delle scene di un film dovrebbero essere il risultato di un lavoro diretto ed esclusivamente sul campo. Di conseguenza, quando l’autore del film si mette a sedere per scrivere la sua sceneggiatura (e prima di questa, logicamente, deve essersi fatto un’idea base del nucleo del film) non può fare altro che progettare più o meno in dettaglio una serie di scene che messe insieme andranno a comporre il film. Tutto questo però dovrebbe essere fatto in modo assolutamente indicativo, ma sempre visivo e preciso nel definire le azioni più o meno implicite dei personaggi. Perchè dico indicativo? Perchè quando si andrà a girare un film in luoghi reali (cosa sempre preferibile anche se magari un po’ più costosa) non si può mai sapere cosa può succedere: si deve essere aperti alle mille possibilità che possono essere incluse in quel dato momento all’interno della scena, perchè quelle possibilità e sfumature – fattori di solito anche esterni al film – avranno sicuramente un impatto sugli interpreti e i loro personaggi, e potrebbero dargli più spessore e naturalezza.

Arrivo al punto. Ho sempre creduto la scrittura dei dialoghi qualcosa di innaturale, quasi da evitare, a meno che uno non sia un dialoghista nato dal talento sorprendente – vedi Quentin Tarantino. Ho letto svariate volte un piccolo ma significativo saggio scritto da Claude Chabrol, il cosidetto padre della Nouvelle vague, cineasta prolifico tutt’oggi attivissimo nonostante la veneranda età, intitolato “Come fare un film” edito da Einaudi.

copertina libro
Nei primi capitoli egli suggerisce a chiunque sia alle prime armi di scrivere una sceneggiatura priva di indicazioni tecniche e dialoghi pesanti perchè tanto i produttori che la leggeranno non vi presteranno attenzione (o perchè hanno fretta o perchè semplicemente non le capirebbero oppure perchè noi stessi non ne sappiamo abbastanza di queste cose tecniche, dunque meglioe evitare brutte figure). Limitarsi a fare delle bozze dei dialoghi più significativi sembra essere la soluzione migliore, ma non si deve mai finire per scrivere qualcosa che susciti nel pubblico la seguente reazione: “Ma da dove spunta questo modo di parlare?!” (p. 23 “Come fare un film”, Claude Chabrol, Einaudi)
Dunque i dialoghi servono, ma li si possono includere in un copione anche semplicemente dandone una idea-guida e riferendosi ad essi magari in maniera indiretta. Sempre Chabrol dice che la sceneggiatura deve essere piacevole da leggere e avere un carattere perlopiù letterario-teatrale, ma soprattutto avere un buon ritmo nel vario insieme delle sequenze, e questo lo si potrà affinare solo nel corso del tempo, con gli anni.
Il non avere già dei dialoghi fissi e precisi potrebbe essere di conseguenza uno spunto più creativo e interessante se all’attore gli/le si desse l’opportunità di costruirsi individualmente la propria battuta. I dialoghi devono appartenere all’attore-personaggio. La sceneggiatura è solo la bozza di un film. Qualcosa che deve essere ancora definito, in un luogo ben diverso dalla propria stanza dove scriviamo.

Una sceneggiatura la si deve scrivere per un solo motivo: per chiarirsi le idee e darsi un certo rigore su cosa si ha intenzione di fare nel complesso dell’opera e in ogni scena, ma forse – e qui divento estremo – scrivere dialoghi in dettaglio è un po’ come voler uccidere il proprio film. La loro unica utilità a priori della realizzazione può essere l’avere qualche scena da proporre agli attori durante il casting, ma anche in questi casi, la modalità è sempre molto variabile e alle volte può anche non essere richiesta la recitazione di qualche banale battuta e risposta.

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Difendiamo il cinema italiano…

19 02 2008

Sono un convinto sostenitore del cinema italiano di oggi, anche se il mio rapporto con esso è un po’ contraddittorio. Non si può comunque negare che verso la ultimissima fine degli anni ‘90, ma più significativamente, dal 2000 a questa parte i film italiani abbiano ricominciato ad avere un proprio pubblico e a ritrovare una propria reputazione in modo da potersi opporre, almeno ci proviamo, all’impero del cinema statunitense che schiaccia quasi per regola tutti gli altri paesi produttivi (e qui, non vogliamo fermarci all’Italia, pensiamo a tutti film europei e orientali o sudamericani che ci perdiamo). Per quanto mi è possibile, io sostengo il cinema italiano di una certà qualità. Dico per quanto mi è possibile perchè, se non lo sapete, nel 2007 su 93 film girati ne sono stati distribuiti solamente 56 e di questi, quelli più di successo o comunque più visti o acclamati sono i seguenti:

Bianco e nero di C. Comencini
Cardiofitness di F. Tavaglia
Cemento armato di M. Martani
Centochiodi di E. Olmi
Come tu mi vuoi di V. De Biasi
Giorni e nuvole di S. Soldini
Ho voglia di te di L. Prieto
I vicerè di R. Faenza
Il dolce e l’amaro di A. Porporati
In memoria di me di S. Costanzo
Io, l’altro di M. Melliti

L’abbuffata di M. Calopresti
L’ora di punta di V. Marra
La giusta distanza di C. Mazzacurati
La masseria delle allodole dei Taviani
La ragazza del lago di A. Molaioli
La terza madre di D. Argento
Lascia perdere, Johnny di F. Bentivoglio
Last Minute Marocco di F. Falaschi
Le ragioni dell’aragosta di S. Guzzanti
Lezioni di cioccolato di C. Cupellini
Manuale d’amore 2 di G. Veronesi
Mio fratello è figlio unico di D. Luchetti
Nero bifamiliare di F. Zampaglione
Non c’è più niente da fare di E. Barresi
Notte prima degli esami oggi di F. Brizzi
Notturno bus di D. Marengo
Piano, solo di R. Milani
Riparo di M. Puccioni
Saturno contro di F. Ozpetek
Scrivilo sui muri di G. Scarchilli
Signorinaeffe di W. Labate
Tutte le donne della mia vita di S. Izzo

Qui sotto segnalo i titoli che ho visto e personalmente mi sono sembrati i migliori – o perlomeno i più validi – dell’anno (l’ordine, più o meno, è di gradimento).

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