Forse molti non se ne saranno resi conto, ma l’ultimo film di Allen uscito nelle sale, Sogni e Delitti, è l’ennesimo esempio di come la distribuzione italiana abbia sempre bisogno di inventare titoli leggermente diversi – se non addirittura completamente stravolti – per dare più appeal al prodotto e come sia un’assoluta esclusiva del nostro paese cambiare i titoli, in quanto nel resto d’europa vengono perlopiù lasciati stare come sono oppure tradotti alla lettera. Il titolo vero del film è Cassandra’s Dream – il sogno di Cassandra -, nome della barca co-protagonista del film, posseduta dai due fratelli inglesi figli di famiglia proletaria. Il film comincia esattamente con la gita al porticciolo dove i due fratelli, interpretati dai bravi e belli Ewan McGregor e Colin Farrell – ormai divi di Hollywood ma entrambi nati e cresciuti nell’isola britannica; il biondo è scozzese, il moro è irlandese – decideranno, seppur squattrinati, di comprarsi una barca usata e di rimetterla in sesto. Dopo aver visto il film rimane irrisolto il mistero, che andrebbe analizzato a priori, del nome della barca, Cassandra’s dream: lo hanno dato loro o c’era già da prima? Fatto sta che la sfortuna e la disgrazia serpeggiano già nei primi momenti del film quando il venditore dice ai due fratelli “Il padrone della barca è morto e la madre vuole disfarsene al più presto”. E’ come l’inizio di uno di quei film di paura in cui la famiglia ingenua trasloca e l’agente immobiliare o il padrone dice ‘E’ stata costruita su un cimitero indiano’ oppure ‘Il custode dell’albergo ha fatto a pezzi la famiglia’ – spero che tutti abbiate capito a che film mi riferisco…-, presto o tardi i fantasmi si fanno sempre vivi e uno dei membri della famiglia impazzirà facendo a pezzi gli altri!
La premessa del film suggerisce dunque un certo rigore in fatto di genere cinematografico perché, in fondo, questo film non è altro che un noirtrattinohorror. Naturalmente horror è un termine che in questo contesto sembra stonare dato che non ci sono fantasmi, spaventi e carneficine (o forse ci sono, anche se solo metaforicamente?).
Dopo Match Point e Scoop, film opposti ma simili in quanto a tematiche delittuose all’interno del milieu altolocato di Londra, Allen con questo film ha chiuso la fase inglese della sua filmografia degnamente con un film meno prolisso, anzi più conciso e ad effetto. Se in Match point per arrivare al punto ci voleva un’ora e mezza e poi alla fine i crimini rimanevano drammaticamente impuniti, in Sogni e Delitti ci vuole poco più di mezzora per capire che lo zio ricco dei due giovani protagonisti, Howard – interpretato dall’incredibile Tom Wilkinson (In The Bedroom, Full Monty, Se mi lasci ti cancello), li potrà aiutare finanziariamente solo se uccideranno un testimone che vuole mandare all’aria il suo impero tutto costruito intorno alla frode…
Da quel momento in poi il 41esimo film di Allen diventa un giallo psicologico in cui i due fratelli – uno meccanico che gioca d’azzardo e si indebita con gli strozzini, fuma e beve a raffica e cura le propria ansie a suon di pasticche; l’altro impiegato al ristorante del padre e ambizioso per natura, vuole entrare nel giro degli alberghi, ma non ne sa granchè di quel mestiere – attendono il momento giusto per agire da criminali e perdere la propria dignità e coscienza. Uno dei due, il biondo McGregor, che di film all’altezza di questo, Trainspotting e Young Adam ne ha fatti assai pochi nella sua fulgida e prolifica carriera, è il personaggio più freddo, spietato e avido e non ha alcuna coscienza per quasi tutto il film. La scena in cui parla apertamente con lo zio dell’idea di uccidere anche il fratello è sicuramente il suo momento migliore. Dotato di quello sguardo spettrale e di ghiaccio che comunica malignità e allo stesso tempo vulnerabilità, McGregor riesce a donare al film, seppur brevemente, una qualità visiva davvero notevole.
Dopo che l’omicidio verrà compiuto, il film diventa una dramma del pessimismo più nero – carico, fra l’altro, di notevole suspense – sul male, sul senso di colpa, sulla natura perfida e infine tragica della vita. Il tutto viene affrontato esclusivamente – e a questo punto direi, davvero, biblicamente - fra i due fratelli, che alla fine si ritroveranno l’uno contro l’altro in una lotta che li porterà al recupero della coscienza, ma soprattutto alla risoluzione del dramma che trova la propria realizzazione nell’autoannullamento tipico delle tragedie di Sofocle. In questo senso si potrebbe dire che in questo film accade l’esatto contrario di Match Point: la morte libera entrambi i fratelli dalla colpa, essi si puniscono e lasciano spazio sul ‘palco’ ai due poliziotti-corifei, che con rassegnazione ci forniscono gli ultimi dettagli dell’epilogo, volutamente omesso – come pure lo è la scena dell’omicidio, che tuttavia rimane un incubo sonoro ricorrente e agghiacciante nel susseguirsi delle scene del film. Allen, lo sappiamo, è un grande amante della tragedia classica e in questo film ha dato la sua miglior prova di conoscerla bene e di saperla riproporre in chiave postmoderna utilizzando i mezzi più tradizionali e allo stesso tempo efficaci.
Il film, se privato delle performance in lingua originale, si lascia apprezzare per il fatto che i due ormai divi Farrell e McGregor in questa occasione si sono spogliati di qualsiasi vezzo o narcisismo e rappresentano in modo credibile quelli che potrebbero essere due fratelli inglesi squattrinati ma ambiziosi. Davvero notevoli sono gli attori di supporto: la madre soprattutto (Clare Higgins), ma anche il padre (John Benfield), padrone del ristorante, che scopre la colpevolezza del figlio per quanto riguarda un misterioso furto dalla cassa; le due co-protagoniste femminili (Hayley Atwell e Sally Hawkins) fanno un buon lavoro di accompagnamento, soprattutto riguardo la loro importanza di figure contrastanti nella scena – la bionda e un po’ ingenua moglie del tenebroso Farrell e la brunetta stangona, attrice complessata, affiancata al biondo McGregor. La scelta di non includere più Scarlett Johannson nei suoi lavori stavolta per Allen si è rivelata dannatamente giusta, sicuramente avrebbe stonato; Phil Davis, l’attore che interpreta Martin Burns, il testimone che deve essere ucciso, è un tipico volto inglese convincente (”Diario di uno scandalo”, “Segreti e bugie”). Una delle note migliori del film sicuramente è la colonna sonora interamente composta da Philip Glass, che ormai da decenni si occupa di cinema con accompagnamenti musicali dal ritmo vorticoso e ripetitivo che specialmente nel caso di questo film sembra essere incisivo e assolutamente perfetto. Leggendo le critiche straniere pare però che Farrell e McGregor non siano stati capaci di convincere del tutto il pubblico anglofono della loro aria, ma soprattutto del loro accento inglese… Io ne dubito fortemente dato che per fare questo film in pratica, dopo molti anni, sono tornati nel luogo più vicino a casa loro e non hanno dovuto sforzarsi di parlare come dei mezzibusti della CNN statunitense. E’ indubbio che le scene più belle di questo film sono quelle che si svolgono sull’acqua e con i due fratelli a bordo della loro piccola barca, unica cosa che sono riusciti ad avere impegnandosi insieme senza diventare disonesti e che contemporaneamente segna il loro tragico destino con il suo stesso nome, il sogno di Cassandra.
Se Match Point mi era piaciuto, questo film mi ha fatto ricredere su molte cose: Sogni e Delitti è riuscito a riproporre alcuni di quei temi capovolgendo numerosi elementi, concentrando la vicenda in un lasso di tempo più breve e meglio organizzato in quanto ad armonia e ritmo, proponendo una storia forse più alla portata di tutti e allo stesso tempo dipingendo dei personaggi quasi più spregevoli, ma allo stesso tempo capaci, specie nel finale, di suscitare la ben nota pietà aristotelica. Lo sguardo che Allen ci offre sul mondo, a detta sua, è di un pessimismo che col tempo diventa sempre più forte. Egli riflette su tante problematiche – non si fossilizza su una soltanto – e le amalgama bene nei dialoghi taglienti dei suoi film. Uno dei due fratelli giustifica la loro azione dicendo all’altro “Ma se fossimo in guerra non sarebbe molto diverso. Sempre di estranei uccisi si tratterebbe!” oppure, nell’ultimo confronto fra i due fratelli, “Non esiste nessun dio… Solo l’uomo e non è un granchè come essere. La sua natura è crudele e io la accetto. Accettala anche tu!”. Molti cinefili e critici snobbano Allen perché sforna, come media, un film o due all’anno. Questo, secondo loro, lo mette automaticamente nella schiera dei registi di basso livello artistico. Certo, non sarà il cinema dei Coen o di Bergman – come lui stesso ammette sempre con molta modestia – però è sicuramente uno dei migliori drammaturgi viventi, commedia o tragedia che sia.












a me è piaciuto molto più match point anche se ho trovato i due attori principali veramente fantastici e credibili nei loro personaggi….questo mi è opiaciuto un sacco!!
io segnalo un post su un film piccolo, piccolo, rispetto a questo ma che potrebbe interessarti…”Rosso come il cielo”
bt
Cassandra’s dream è un piccolo capolavoro di Woody Allen. Il nome della barca allude alla capacità divinatoria che, pur privilegiando chi ne è possessore, risulta essere disutile se non dannosa, in quanto il profeta di sventure resta immancabilmente inascoltato. Il film si apre come un prologo shespiriano più che omerico: Due fratelli legati da sincera comunanza di piccoli segreti e grandi debolezze, trasformatisi col tempo in rischiose dipendenze, entrambi deboli dunque e poveri di quella povertà che toglie il respiro e lo slancio verso il futuro…
Vero! Vero! Venerdì esce “Vicky cristina barcellona” come sarà? Io, da affezionato di Allen, non mancherò di vederlo…