Grande, grosso e Verdone, il migliore da anni

22 03 2008

Verdone nel suo ultimo film “Grande grosso… e Verdone!” è tornato alle origini, riproponendo i suoi personaggi migliori, ma cambiando varie cose. Innanzitutto i tre episodi raccontati non si mescolano più come in “Un sacco bello” “Bianco rosso e verdone” e “Viaggi di nozze”, ma si suddividono in modo molto distinto fra di loro dal punto sia stilistico che narrativo e danno al film uno stile vecchio quanto quello dei mostri episodici di Risi,Monicelli, Scola e una struttura un po’ barocca e vagamente fuori dal tempo. Di film così non se ne fanno più insomma. Il primo episodio, con l’ideale ritratto invecchiato di Mimmo, è il più farsesco e irreale dell’opera. E’ stato utilizzato un trucco di doppiaggio che dovrebbe fungere da gag comica: i figli di Leo e il fratello giunto dall’Australia in occasione della morte della madre non hanno una voce propria, ma parlano con la voce di Mimmo-Verdone. Al funerale viene spiegato che è una cosa congenita. Viene da chiedersi dunque come mai nelle ultime battute del fratello l’attore si riappropria della sua voce? E’ stato un errore o un effetto voluto? Verdone si moltiplica sempre nei suoi film e diventa un autentico camaleonte, anche vocalmente, ma qui c’è qualcosa che sfugge al controllo registico. Perdoniamogli la appena accettabile qualità del primo episodio giustificandolo col fatto che aprire un film del genere è un’impresa davvero ardua e che c’era bisogno di un po’ di tempo per riscaldarsi e dare il meglio di sè. Infatti nel secondo capitolo fa il suo temibile ritorno la figura del professore ossessivo, maniacale e pieno di tic che tramortisce le persone che lo circondano. Questa volta non c’è una moglie che verrà spinta alla fuga o al suicidio. Di mogli ne ha avute tre (tre quanto i film simili a questo fatti in precedenza) e i loro ritratti sono tutti appesi nel suo studio. Questa volta ad esserne succube sarà il figlio ventenne, interpretato dal bravo nipote di Dino Risi, che prima desidera la fuga, poi una volta messosi insieme ad una ragazza che gli viene presentata dal padre desidereranno insieme la morte del ‘mostro’. Nel terzo ed ultimo capitolo, i tempi si allungano, giustamente, perchè si applica un procedimento di immedesimazione. Tornano infatti Jessica e Ivano – le maschere di Verdone più vicine alla realtà italiana d’oggi – stavolta coi nomi di Moreno Vecchiarutti ed Enza Sessa, cognomi di cui non vanno molto fieri. Si trovano in vacanza col figlio burino e patito di calcio in un albergo lussuoso e per gente di classe, a Taormina. Quì la loro crisi matrimoniale trova tutta la sua energia quando Moreno si infatua di Blanche, una tipa francese; Enza entra nelle grazie di Fabio Muso, un ex-concorrente dell’ “Isola dei sopravvissuti” (riferimento non molto velato all’ Isola dei famosi), che si presenta  tranquillo e interessante, ma in definitiva interessato solo a certe cose… Entrambi cercano di affinarsi e perdere la loro cafoneria (“E’ proprio vero che oggi chi non ci ha la cultura non arriva da nessuna parte!”), come il Woody Allen e la Tracey Ullman di Criminali da strapazzo, ma finiscono per fare un rimbalzo drammatico nel finale. Quello della Gerini un po’ più drammatico di quello di Verdone, che non fa altro che scoprire che la bionda francese è una puttana di alto bordo che chiede 10,000 euro per l’intera notte. Allora, com’è questo film? Da vedere sicuramente, anche perchè parlarne lo riduce inevitabilmente. Verdone, che aveva smesso di darci film così parecchio tempo fa, si è rivelato ancora capacissimo di intepretare le sue maschere e questo film ne è una palese celebrazione che va volontariamente contro tutte le regole di realismo e di sceneggiatura. Fanculo il realismo. Concediamogli le imperfezioni e godiamoci quello che probabilmente è il canto del cigno di Verdone. Con questo film ha fatto rivivere le maschere tragicomiche che l’hanno reso celebre. L’ha fatto tradizionalmente, ma con più stile e maturità. Tecnicamente, ammettiamolo una volta per tutte, è un po’ sciatto, ma forse è l’unico superstite capace di dire qualcosa usando un linguaggio universalmente riconoscibile dal pubblico italiano. Moretti, che aveva bisogno di ritrovare se stesso dopo “La stanza del figlio” e “Il caimano”, ha fatto la cosa giusta con “Caos calmo” in cui si è fatto dirigere facendo dimenticare Michele Apicella e tutti i suoi derivati. Benigni, aimè, ormai arranca da anni fra le sue orazioni dantesche e fiabe moderne stancanti e infantili. Dovrebbe fare la stessa cosa e tornare a fare quello che riuscì a dare in film di altri come “Berlinguer ti voglio bene” e “Chiedo asilo”, quando aveva ancora il vigore della gioventù. Verdone invece lo ha fatto subito, perchè diceva di essere in crisi e di non poter più affrontare la regia e i suoi personaggi – per strada gli facevano il verso ed è finito in psicanalisi. Si è lasciato così dirigere da Veronesi in due film a episodi che sono a dir poco imbarazzanti. Lui portava un po’ di decenza in quelle opere, ma in tutta la sua carriera non si possono certo definire le sue migliori intepretazioni. Girare questo film e riesumare dalle ceneri i suoi fantocci lo ha in qualche maniera santificato positivamente. Gli si perdonano dunque gli scarsi tentativi di diventare serio in film come “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” “Perdiamoci di vista” “C’era un cinese in coma” “Ma che colpa abbiamo noi” e “L’amore è eterno finchè dura”, che forse sono stati i compiti a casa dati dal suo analista…. La Gerini, unica vera spalla decente del Verdone degli ultimi anni, torna a risplendere nel ruolo di Jessica, anche se cambia il nome e diventa Enza e sono passati 13 anni. Adesso fa la mamma e il padre contemporaneamente, è la capofamiglia e chiede di fare sesso in maniera tradizionale (“Famolo normale”), ma ha anche qualche sorpresa, qualche asso nella manica, come quando danza vendicativamente a ritmo arabo. Ecco, in questo film la Gerini al di là di Verdone è l’unico volto davvero noto. Gli altri, quasi tutti bravi e in parte, non sono ingombranti come i De Sica, i Veronesi, i Muccino da cui Verdone si è fatto spesso confondere e ammaliare. Verdone è abbastanza maturo da fare cinema da solo, ma potrebbe anche lasciare stare questo mestiere per un po’ e occuparsi di altro. Il suo meglio l’ha già dato. Dopo questo film si potrebbe anche esaurire e i soldi certamente non gli mancano.





Mezzi alternativi per ascoltare legalmente musica online e sul vostro computer

16 03 2008

Io sono un grande appassionato di musica. Quasi tutti i generi. Da un po’ di anni ho però diminuito gli acquisti di cd perchè costano davvero un’esagerazione. Con l’avvento di internet, tutti prima o poi si sono ritrovati a scaricare della musica. I programmi oggi più usati per fare ciò che viene definito peer-to-peer, in parole povere uno scambio alla pari di brani musicali presenti sui nostri computer, sono E-mule e Limewire. Di solito ciò che viene scaricato a vagonate è il settore di musica pop. Da tempo è in corso una diatriba sulla legalità o meno  di questo mezzo. Chiaramente le case discografiche in crisi incolpano la gente che scarica e i creatori dei software per lo scambio di materiale audiovisivo. Pare che attualmente si possa rischiare una multa salatissima per gran parte del materiale musicale scaricato, ma non è esattamente così. Con più certezza, le novità e la musica pop/rock sono protette. Insomma, se avete l’ultimo singolo degli U2, siete a rischio; se avete Beethoven e canti popolari nessuno vi dice niente. Il rischio diminuisce a ssai, a quanto pare, se lo ascoltate vedendone la clip su Youtube, che praticamente per ogni artista ha un canale ufficiale completo di tutti i clip delle band e altre centinaia di canali non ufficiali gestiti dai fan. Non siete a rischio perchè siete semplice spettatore di un qualcosa che non è vostro, ma distribuito dalla stessa casa discografica sul sito di Youtube. Ma cosa succede se voi non avete voglia di aprire tutte le volte Youtube e volete tenere per voi un particolare pezzo a cui tenete? Youtube apparentemente non vi da istruzioni o opzioni sullo scaricamento dei loro materiali audiovisivi. Errore:

In edicola tempo fa ho trovato casualmente un numero di “Il mio palmare Smartphone e GPS”  interamente dedicato a Youtube, con un cd incorporato pieno di programmini interessanti (alcuni dei quali veramente validi e gratis). Uno degli articoli in questa rivista fra i più interessanti è quello di pagina 40 “Scaricare una canzone, ovvero come acquisire l’audio di un qualsiasi video direttamente da Youtube“. Il programma che fa tutto ciò in maniera molto semplice si chiama Free YouTube To Mp3 Converter (ora ne esiste anche un’altra versione che si chiama Video to Mp3 Converter) e si trova nel cd insieme ad altri programmi utili. E’ probabilissimo che sia possibile trovare questo software anche in rete, ma attenti a non scaricare la versione più vecchia e soprattutto assicuratevi che sia la versione gratis (“free”). Installato il programmino, basterà che voi inseriate l’indirizzo url del video di cui volete salvare l’audio (es: potrebbe essere una buona registrazione di un concerto o di una performance dal vivo, oppure l’ultimo videoclip dei Morcheeba, per dire), dopodichè specificate che qualità audio desiderate – si va dai 128 kbps ai 256 per una qualità migliore – e nel giro di un minuto (o qualcosa di più se il video dura tanto) avrete quella musica tutta per voi.

Per coloro che non vogliono correre alcun genere di rischio, ricordo l’esistenza di siti come last.fm o gli stessi social network come Facebook e Myspace in cui è possibile trovare miriadi di brani musicali da salvare in una vostra playlist online che salvaguardia la vostra libertà di ascoltare musica in santa pace e il copyright protetto dalle case discografiche, che hanno accordi particolari coi vari siti tipo Facebook, Youtube e Myspace non viene infranto.

Inoltre ci tengo a ricordare che dallo scorso maggio la SIAE ha liberato molte opere sul web, quindi se l’autore vuole diffondere i suoi brani gratis adesso lo può fare senza più interpellare nessuno, di conseguenza i rischi diminuiscono ancora di più sia per chi scarica sia per chi mette a disposizione in rete. Logicamente il controllo di tutto ciò non è mai facile…





La prepotenza della critica

13 03 2008

Di norma non leggo mai le recensioni prima di vedere i film. O, meglio, dipende… A volte sono talmente masochista da farlo perchè è troppo forte la mia curiostià di leggere le idiozie che vengono scritte e magari di farmi contemporaneamente un’idea sul film. Ecco, vorrei poter leggere delle critiche meno prepotenti e recensioni meno lesive (anche quando sono positive) per i film stessi. Basta con questi sedicenti critici – non sono altro che semplici giornalisti, magari alcuni conoscono il cinema un po’ meglio di altri, ma insomma… – che si mettono a fare bella mostra delle loro false conoscenze in campo cinematografico e che si permettono di dare un giudizio assoluto per tutto il pubblico, volendo quasi dire: “No, scusate, dopo averci letto dovreste aver colto il messaggio – Non andate a vederlo e risparmiate”. Come tante altre cose, la critica cinematografica è un settore di rispetto che il più delle volte si autoconsacra fine a se stesso in tutto il suo essere… In parole povere, si fa una marea di seghe. Pensiamoci bene. A leggerle queste critiche è pur sempre il pubblico. Vero? E oggi il pubblico non è composto da un solo settore. Vero? Ci sono i bambini, ci sono i ragazzi, i giovani, gli adulti, i pensionati e i decrepiti che entrano in sala non sapendo neanche di cosa si tratta. Ci sono quelli che aprono di colpo quei surrogati postmoderni di telefoni cellulari che emanano un fascio di luce più accecante di una spada Jedi …. Ci sono quelli che sgranocchiano popcorn affogati in un liquido burroso-velenoso e che emanano stavolta odori indimenticabili quanto il film…. Ci sono quelli che borbottano e ci sono quelli che spudoratamente parlano a tono di voce normale, quello che userebbero in casa propria…. Ci sono quelli – e di solito arrivano tutti insieme – che continuano ad entrare in sala dopo mezzora che è cominciato il film…. Ci sono i tipi nevrastenici che hanno bisogno di fare pressione con le proprie gambe sulla fila davanti a loro, in modo da provocare agli spettatori vicini un’esperienza cinematografica da brivido… Poi ci sono, alle volte, i tipi fin troppo taciturni che all’inizio del film si trovano sei file dietro di te e prima della fine del primo atto sono a due posti da te… Insomma, ci sono tanti rompiscatole a questo mondo. Ma a confronto, i tizi che scrivono queste pesudo-recensioni dei film sono delle belve misteriose davanti alle quali ci si deve domandare: “chi è il loro creatore?” oppure, come Moretti nella gag di “Caro diario” dice, “Ma dopo aver scritto queste cose, almeno hanno un po’ di rimorso?”.


Ognuno di noi, coatti o non, ha il diritto di andarsi a vedere un film senza che la critica ci dica di no perchè quel film è girato bene mentre quell’altro film non lo è. Precisiamo, esiste un girare bene e un girare male, ma a scoprirlo dev’essere solo ed esclusivamente lo spettatore con la sua personale esperienza e non qualcuno che lo precede e gli blocca l’entrata in sala perchè pensa di saperne più di lui. Giusto? Basta. Veramente.
“Le parole sono importanti!”





Hillary e Barack

9 03 2008

“Godetevi” questa clip musicale satirica… Non servono parole!





Io e il mare

6 03 2008

Le foto che seguono sono una serie di miei scatti di quest’estate, nella Maremma Toscana… Cliccando sulle fotoè possibile vedere la dimensione corretta e non rimpicciolita (tuttavia non è quella originale, altrimenti sarebbe stato un trasferimento di file troppo pesante ed eccessivo).

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Io e il mare

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Veleggiando

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Calma piatta

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Capannoni

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Sentiero spiaggia

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Blu

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L’uomo e l’acqua

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Porto

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Strada bagnata

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Nubi e luce

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Water che sorride

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Ombre

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Sospensione

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Alba dal treno

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Scritta su vetro





Uomini e pinguini

4 03 2008

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C’è una freddura diventata abbastanza famosa che ha come protagonisti due pinguini: i due si trovano su un blocco di ghiaccio e uno dice all’altro ‘Sembra quasi che tu stia indossando un frac!’ e allora l’altro risponde ‘Chi ti dice che non sia così?’. Non fa ridere, vero? Beh… Prima cosa, in realtà la funzione è più quella di far sorridere i consapevoli del dramma che è l’esistenza e lasciare gli altri dubbiosi e a bocca aperta; seconda cosa, l’elemento frac accostato all’animale pinguino inevitabilmente fa riflettere sulla somiglianza fra l’uomo e il suddetto animale. Quanto c’è che ci accomuna con i pinguini se non la goffaggine che ci caratterizza in vesti scomode e innaturali come smoking o frac? Con quasi un anno e mezzo di ritardo, ho visto “Happy Feet” e la prima cosa che mi è venuta in mente è stata proprio la stessa. L’unica cosa che rende emozionante il film e che spinge lo spettatore maturo a seguirlo fino alla fine è il disagio molto antropomorfo del protagonista-pinguino che, sentendosi scomodo e innaturale all’interno del branco per la sua diversità e per la sua natura, se ne va e intraprende un’avventura alla ricerca dell’ignoto. Un esempio di film d’animazione moderna particolarmente interessante perchè non lo si può classificare in modo definitivo come il classico film d’oggi realizzato con computergrafica e indirizzato ad un pubblico di ragazzi e bambini insieme ai loro rispettivi parenti, adulti in cerca di evasione… Happy feet è una sorta di capovolgimento della legge disneyana che contraddistingueva certi film ormai considerati antichi – mi riferisco ai classici “Mary Poppins” (film in cui, fra l’altro, c’è una lunga e amatissima/odiatissima sequenza in cui i pinguini insieme all’attore Dick Van Dyke ballano il tip tap) e “Manici di scopa e pomi d’ottone” in cui gli attori calati in un contesto più o meno di questo mondo, insomma umano, si mescolavano poi sullo schermo ad una realtà fiabesca e tecnicamente parlando cartoonesca, che li avvolgeva e che dava più colore e assurdità al film.

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“Happy Feet”, della Warner Bros., ci presenta invece da subito una realtà fantasy con la enorme comunità canora di pinguini imperatore che si corteggiano a suon di canzoni pop – il repertorio è una mescolanza di poche melodie scritte appositamente per il film con pezzi assai celebri di artisti come Prince, Queen e altri contemporanei che non rendono certo la colonna musica del film universalmente gradevole… Sfido chiunque a negare che possa esistere qualcuno, io sono uno di quelli, che odia Prince e che pensa certe canzoni dei Queen siano terrificanti! Norma Jean e Memphis – nomi che si rifanno a Marilyn Monroe ed Elvis, a cui la Kidman e Jackman si sono rifatti nelle loro performance canore – fanno un uovo che cade accidentalmente durante il periodo di cova e alla nascita del protagonista, Mumble (nella versione italiana nome trasformatosi per necessità? in ‘Mambo‘; in inglese invece la parola mumble significa ‘bofonchiare’), soprannominato ‘Happy feet’, accade qualcosa che turberà l’equilibro sociale della comunità: il pinguino ha una fisionomia un po’ diversa dagli altri, è stonato, ma è un incredibile ballerino di tip tap. Tutte caratteristiche che lo predestinano alla discriminazione, alla solitudine e dunque al non moltiplicarsi. Per la sua diversità, gli verrà data la colpa di ostacolare il lavoro di squadra dei pinguini imperatore e di causare la carestia di pesci.

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Una cosa importante per il film è la presenza del Dio ‘Guin (diminutivo di ‘penguin’), di cui tutti i pinguini sono timorosi. Mumble viene cacciato via e il giovane disadattato promette, rabbiosamente, di tornare smascherando la verità dietro la carestia. A proposito di questo, dietro al film si nasconde, seppur in modo molto velato, un implicito incoraggiamento all’ateismo – non a caso ci sono stati episodi di mamme bigotte che si sono lamentate del film per questo motivo. Cosa ancora più importante però è che Mumble, ateo o non ateo, va alla ricerca dell’Uomo per smentire l’esistenza del Dio che regna e accieca la sua comunità. Ciononostante non ha idea dell’esistenza di esseri umani, che chiama invece ‘alieni’ dopo aver ascoltato fantasiosi racconti dei suoi simili riguardo avventure spiacevoli con gli uomini. Il film è sì un musical, un’ avventura, celebrazione spettacolosa dello splendore che raggiunge la computergrafica ogni giorno di più, farcitura escapista carica di buonismi disneyani principalmente prodotta per i più piccoli, però quando Mumble finisce nella vasca dello zoo acquatico Sea World e impazzisce per la prigionia, accade qualcosa che spiazza gran parte del pubblico e che ha spiazzato anche me: l’uomo in carne ed ossa, non riprodotto digitalmente, compare all’improvviso e diventa qualcosa di cui aver timore perchè il ritratto non potrebbe essere più realistico: siamo proprio noi quelli e, parallelamente al progresso tecnologico che ci rende automi dunque ancora più infelici di quanto potremmo essere, distruggiamo anche passivamente e inconsapevolmente il pianeta che ci circonda e tutti i suoi esseri.

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Le apparizioni di oggetti umani (navi, scavatrici, spazzatura ecc.) nell’universo animato di questi pinguini imperatori dell’Antartide sono in certi casi spettacolari – come la scena in cui Mumble insegue la nave e si attacca alla rete per poi venire puntellato e riscaraventato in mare – ma soprattutto minacciose e sinistre. Il muro che fa da fondale polare nella vasca ricorda vagamente il finale di The Truman Show (1998) di P. Weir e la scena in cui Mumble ci sbatte contro il becco, ignaro della realtà che lo circonda, si conclude con un’inquadratura del mondo esterno, successivamente del pianeta Terra e poi dell’universo attorno, il che farebbe pensare che questa allegoria non sia fra le più ottimiste… Come la vasca del Sea World diventa una prigione per Mumble, il nostro mondo, seppur vasto, è la gabbia che ci impedisce di essere veramente liberi.

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E’ la parentesi ecologico-animalista del finale che, seppur breve e subito surclassata dal lieto fine poco plausibile che ci reimmerge nell’atmosfera da fiaba del primo atto, riesce senza alcun dubbio a mettere il film uno o più gradini sopra tutti gli altri film d’animazione digitale fatti finora in cui i protagonisti animali sono i leader e se mai un uomo dovesse apparire, anch’egli è un cartone…. Così Happy Feet si dichiara anche opera d’impegno, per così dire, cosa molto inaudita per un film d’animazione che di norma dovrebbe far evadere dalla realtà e stop. Naturalmente ciò verrà solo recepito dal pubblico più maturo. I bambini si ricorderanno solo le canzoni, le battute divertenti e le spettacolari fughe di Mumble dai leoni marini.

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Alessandro Izzi sul sito di cinema Close-Up ha scritto una recensione – complessivamente positiva – del film in cui alla fine emerge una riflessione di tipo filosofico, in cui persino Leopardi viene tirato in ballo per quanto riguarda la questione dell‘Uomo e la Natura: “Appena il secolo scorso, al vertice del suo pessimismo cosmico, Leopardi scopriva una Natura indifferente al fato umano. Le magnifiche sorti e progressive della moderna tecnologia hanno ribaltato le parti. Non è più la Natura ad essere indifferente all’Uomo, ma l’uomo ad essere diventato sordo al Mondo che lo circonda. Nello zoo di Happy feet noi tutti abbiamo, per un momento aspettato che il visitatore freddo delle gabbie, ascoltato per un momento il grido di Mambo rispondesse alla fine ‘Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro, che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei’ Operette morali: Dialogo tra la Natura e un Islandese, 1824″.

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La Toscana trema!

1 03 2008

Stamani mi sono svegliato alle 9.45 mentre la mia camera oscillava. Io abito all’ultimo piano di un palazzo abbastanza alto da poter vedere tutta Firenze. E’ risaputo che le scosse agli ultimi piani si sentono anche quando sono minime. Un po’ più tardi mi trovavo in salotto seduto sul divano e la cosa si è ripetuta, ma stavolta non era un oscillamento, era proprio una bella agitata all’intero appartamento. Pochissimi minuti fa è arrivata la scossa più lunga, che è durata mezzo minuto o giù di lì. Visitando un po’ in rete ho scoperto che ieri sera c’è stata una serie di scosse in Toscana, con epicentro localizzato fra Livorno e Grosseto. Stamanittina presto, persino a Genova e dintorni si sono registrati vari microsismi. Oggi il sito de La Nazione dice sono state registrate nell’Appennino Tosco-Emiliano ben sette scosse (tre delle quali hanno superato la magnitudo 3 nella scala Richter), in particolare nel Mugello ma anche in Casentino, dove hanno deciso addirittura, per precauzione, di evacuare delle scuole… Qualche vecchio edificio ha subito un po’ di danni. Ma insomma, le scosse sono arrivate un po’ dappertutto. Mi direte: “Che c’è di strano?”. Beh, per me lo è. Sono nato e cresciuto in Toscana e raramente si trema, specialmente a Firenze. Eppure, oggi Firenze si è dovuta ricredere. Nel frattempo – sappiamo tutti che gli animali sentono queste cose pochissimi attimi prima che si verifichino e che, se sono domestici, rimangono un po’ terrorizzati – io non riesco più a trovare la mia gatta, che è già di sua natura una autentica fifona. Buon sisma a tutti!

Qui sotto vi segnalo un altro blog dove tutti i testimoni delle scosse hanno lasciato i loro resoconti:

http://www.earthquake.it/blog/2008/segnala-scossa-sismica-gennaio-febbraio-marzo-2008/