Virzì e la sua brutta bella ridicola crudele vita italiana

27 04 2008

Nel titolo di questo post ho riciclato il sottotitolo dell’ormai ‘antico’ film di Virzì Ovosodo, forse fra i suoi meno belli ma pur sempre capace di risvegliare i morti che popolano il nostro paese. Questa affermazione mi viene in mente dopo aver visto il nuovo film del regista toscano, forse il commediante più conosciuto a livello nazionale, ma io oserei dire l’unico apprezzabile anche al di fuori dell’ambito italiano. Pieraccioni, Benigni e company li escludiamo naturalmente. Benigni mi piaceva. Mi è piaciuto fino a “Johnny Stecchino” e “Il mostro”, ma poi si è perso in un mare di versi danteschi e film che secondo me sottolineano la sua sempre più galoppante demenza sentimental-senile provocata dalla moglie Nicoletta Braschi forse? Che poi tanto bella non è. Vabbeh… Ritorniamo sui nostri passi. Virzì ha i coglioni e li mostra nel nuovo film “Tutta la vita davanti”, che ironicamente si riferisce a ciò che la protagonista, la brava, sobria e carina interprete di Nuovomondo Isabella Ragonese, si sente dire da molti – compresa la madre siciliana costretta a letto – dopo la laurea cum laude. Però tutta la vita davanti è anche una cosa che si dice quando ci capita qualcosa di traumatico, come un incidente, o quando proprio muoriamo. Io non ho idea se sia vero o no, però è intrigante l’idea che il cervello – o meglio l’inconscio – durante un momento intenso e traumatico ricrei una sorta di galleria d’immagini, belle o brutte che siano, dal nostro vissuto e ce le sbatta in faccia. Questo concetto non è molto lontano da ciò che il film propone. E’ una sorta di incubo infernale, dal quale non si sa se è possibile risvegliarsi. Tutta la vita davanti è un film grottesco, secondo me fra i più perfidi e paradossali del regista livornese. E’ un film a suo modo politico e il fatto che l’abbia visto il giorno delle elezioni e che il mattino seguente Berlusconi è tornato a trionfare, secondo me non è casuale. Il call center in cui finisce a lavorare la protagonista è, a mio avviso, almeno in alcuni momenti, un tributo alla Città delle donne di Fellini. La Ferilli è immensa, e ciò mi ha stupito perchè sapevo che era brava oltre che a essere bella grazie alla sua interpretazione in Ferie d’Agosto (che rimane il mio preferito di Virzì). Ma in questo film ha proprio trovato pan per i suoi denti. Si è sfogata, specie nel finale… Un finale mica male per essere un film italiano (non svelo niente, tranquilli)! C ‘è anche poi tanta musica anacronistica in questo film e ha una funzione particolare. Non è quasi mai un commento musicale alle scene, ma fa proprio parte delle scene oppure fa parte di alcune fantasticherie romantiche della protagonista, che per esempio a inizio film mentre va a lavoro vede tutti muoversi a tempo sulle notte di “I get around” dei Beach Boys. E quella Doris Day di “Que serà serà (whatever will be will be)” del finale? Insomma, a differenza di tutti gli altri suoi film dove Virzì si conteneva entro i limiti della tradizione della commedia all’italiana, questa volta ha calcato parecchio la mano e ha prodotto un film sconcertante, dove viene applicata quasi a livello globale una certa pietas nei confronti dei personaggi, che di certo non sono – dico nessuno – mostri di simpatia. Sono mostri e basta. Come I mostri di Dino Risi e Monicelli. Ci si fa tante domande e il film è anche esplicitamente didattico. Insegna ad essere diffidenti nei confronti dei telefonisti che ci vogliono propinare un apparecchio da mettere al rubinetto dell’acqua e allo stesso tempo a rendersi conto che loro sono vittime quanto noi durante le loro telefonate. Vengono pagate pochissime queste ragazze che potrebbero fare altro. Io non ho idea se nei call center commerciali ci sia questa politica quasi televisiva-spettacolare secondo la quale ci si deve motivare con canzonette, balli e roba simile. E’ probabile che Virzì abbia voluto eccedere, ma non ne sarei certo fino all’ultimo. E poi, insomma, ci si chiede anche ma come è possibile che l’Italia sia questa? Perchè è questa. Non è molto diversa da quella che viene dipinta nel film.