Mi viene una riflessione, che tuttavia è applicabile anche a molti altri settori, sull’attività di certi saggisti e critici cinematografici. Ci sono quelli che hanno il dono della chiarezza, che insomma invogliano chiunque a proseguire nella lettura e che espongono le loro idee in modo approfondito e simultaneamente conciso, comprensibile.
Mi pare piuttosto evidente che invece la maggioranza sia pressoché incapace.
Questi individui si lanciano spesso in funambolici testi fin troppo verbosi, molte volte pretenziosi, che non arrivano quasi mai ad una conclusione concreta… Si gira lungamente attorno ad un punto che forse non è chiaro persino all’autore.
Allora, come la mettiamo? Vogliamo esporre una materia per analizzarla e diffonderla oppure esponiamo solo un fiorito ma del tutto inutile vocabolario da élite intellettuale chiusa in se stessa?
La chiarezza è fondamentale.
Se poi questo fenomeno, che mi fa piuttosto rabbrividire, si riversa sugli studenti universitari, ci si deve interrogare sull’utilità attuale degli studi accademici. In questo ragionamento mi appoggiano i fatti, le statistiche: è ormai una realtà il fatto che i giovani sempre di più dopo le medie scelgono un indirizzo tecnico o professionale che dovrebbe incanalarli più rapidamente nel ‘mondo del lavoro’. Iscriversi all’università, scelta ancora di molti, spetta per destino a chi ha fatto il liceo. Ma l’università di oggi com’è? Io chiaramente posso parlare di Lettere, dato che è la facoltà a cui sono iscritto da ormai diversi anni: un lungo percorso accidentato dal quale si esce poco edificati a causa di una laurea che di valore, a livello fattuale, è stata dimezzata ma in contenuti e carico di lavoro è rimasta più o meno invariata nei decenni.
In un mondo ideale, l’università e il percorso di studi personale di un individuo dovrebbero essere caratterizzati da un dialogo, ci deve essere una dialettica, uno scambio fra i “saggi” e gli “allievi”.
Invece ormai si procede per inerzia, come in tutti i fenomeni della vita odierna, ripetendo come automi un enunciato sterile, che la materia si presti o meno a questo metodo di studio non importa. Riscontro questo fenomeno nei miei compagni (più che altro le compagne, vista la maggioranza femminile a Lettere), che, ne sono quasi certo, non hanno compreso assolutamente niente. Hanno solo immagazzinato informazioni di cui non hanno alcuna coscienza o opinione.
Per me questo rappresenta qualcosa di incredibile, di inammissibile, che può solo generare mostri – o crisi, laddove si cerca di uscire dall’incubo con un minimo di dignità.
I bei vecchi tempi di Socrate e Platone sono un dolce ricordo…




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