Nei primi due indimenticabili film di Batman girati, ma anche prodotti, da Tim Burton, si scoprono tutt’oggi i caratteri gotico-teatrali del cinema che più tardi ha fatto di lui uno degli autori più noti ed eccentrici della nuova Hollywood. L’attore che interpretava Batman, Michael Keaton, non incarnava di certo il topos narcisistico-divistico dell’american hero bold and beautiful, audace e bellissimo che per forza di cose hanno rappresentato i successivi Val Kilmer, George Clooney e Christian Bale. Proprio in quella non bellezza di Keaton – che sembra essere quasi del tutto scomparso dalle scene – si scoprivano i difetti e pregi di Batman/Bruce Wayne, che oltre al non potersi mai definire un eroe ha anche l’eterno conflitto interiore di non potersi rivelare per quello che è veramente oppure di non poter amare nessuno proprio per la sua natura.

Se nei primi quattro film Batman era una specie di playboy prima decadente e poi gigione e paternalistico, negli ultimi due diretti da Nolan, Bruce non riesce proprio a fare colpo sulla sua amata Rachel – personaggio del tutto assente nella saga burton-schumacheriana – tanto da arrivare addirittura ad ucciderla, seppur in modo indiretto. Fra lui e il Joker si instaura di conseguenza un rapporto in apparenza violento e vendicativo, ma nelle sue pieghe morboso e anche con accenni omo. Insomma a tenere in piedi tutto il film c’è questo rapporto Batman/Joker e poco altro.

The Dark Knight – Il cavaliere oscuro trova il suo interesse nella diversità stilistica, di linguaggio e di scenografia rispetto ai primi quattro film di o prodotti da Burton. Senz’altro è originale l’assenza del castello di Bruce, la Wayne Manor, che nel primo film viene distrutto, con il conseguente spostamento nella Wayne Tower, il grattacielo dove – si potrebbe dire in termini toscani – Batman fa ‘uscio e bottega’. Gli scenari sono cartuneschi quanto basta e naturalmente, Heath Ledger, deceduto che neanche aveva 27 anni, si esibisce qui in una interpretazione di Joker che senz’altro verrà ricordata non solo perchè l’attore ha sbagliato dose di barbiturici qualche mese più tardi. Interpretazione secondo alcuni appiattita, mentre secondo me esaltata, nella versione italiana da una voce che se non è del Giannini senior che doppiò nel lontano ‘86 Jack Nicholson, di certo è quella del figlio Adriano, che la ricalca con successo. Claudio Santamaria invece, che ho scoperto essere il doppiatore di Christian Bale in questi film di Batman, francamente ha ha donato a Batman un timbro un po’ esoso. Heath Ledger dà al Joker una dimensione più umana e disperata e smentisce il racconto-flashback del primo film in cui Joker da giovane uccideva i genitori di Batman in un vicolo di Gotham. Nicholson fu un fantastico istrione, all’apice del suo successo, capace di rendere un film non straordinario qualcosa che si ricorda con un bel sorriso in faccia. Si potrebbe definire questo film bello, ma decisamente di una lunghezza eccessiva e inutile. Molto psicologico nonostante gli inevitabili momenti d’azione – bello l’inseguimento Joker/Batman/Gordon. Si riflettono naturalmente nel film le solite paure americane odierne (terrorismo, guerre batteriologiche, i giapponesi…)

Altro punto forte del film sono le parentesi ‘motorizzate’ e d’azione che si presentano con gli spettacolari veicoli nuovi di Batman, in particolare è geniale l’idea della moto con ruote giganti munita di armi. Christian Bale è bello, bravo e apprezzablissimo in film come The New World, l’ultima fatica di Terrence Malick e i più vecchi Velvet Goldmine, American Psycho, The Machinist – L’uomo senza sonno, ma nel ruolo di Batman è affascinante quanto uno 007 – la mia antipatia per 007 è esponenziale -, decisamente troppo monocorde. Ma cito 007 non casualmente, infatti anche i film su quell’altro tizio sono prioritariamente uno showroom di motori, poi senz’altro anche di tette, culi, azione eccetera… Prima o poi mi soffermerò comunque nel parlare del nuovo filone di film di 007 con Daniel Craig iniziato due anni fa, il quale tutto sommato è sempre il solito, ma allo stesso tempo anche diverso e non privo di spunti originali…
Bale comunque ha un metodo interessante sempre e comunque: ho letto in una sua intervista che trova il personaggio di Batman noioso e l’idea di un uomo che è costretto a vestirsi da pipistrello la trova più che drammatica, tragicomica.

Il senso di caos regna specie nel finale de Il cavaliere oscuro e potrebbe avere una doppia valenza: nel primo caso potrebbero essere i desideri di Joker esauditi, nel secondo, più probabile, il caos è nato in fase di sceneggiatura, dove si sono voluti introdurre troppi nuovi elementi nella trama (la metamorfosi del procuratore Harvey Dent in Duefacce e la sequenza allunga-minestra delle due navi deportatrici sotto attacco). Nolan è bravo, però lo vorrei veder tornare a fare film come Memento e Insomnia, che con questi due ultimi Batman e The Prestige sono diventati quasi un mito lontano. Minacciosa e scoraggiante questa conversione di Nolan ad Hollywood. Lui dice di divertirsi a fare questi film. Buon per lui e le sue tasche, anche perchè è inutile ricordare che un terzo film verrà prodotto in quanto Bale e Michael Caine sono sotto un contratto standard che prevede 3 film…
In definitiva, il film sarà bello per gli occhi che lo guardano se verrà preso per quello che è: un altro film di Batman.

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