No ai panni stesi ossia Il regime global e castigante di B.

25 08 2008

Da due settimane qui a Firenze sono in vigore delle “Nuove norme per la civile convivenza in città”. Di per sè alcune di queste norme – alcune fra l’altro già esistevano – andrebbero anche bene. Potremmo fare buon viso a cattivo gioco per piantarla tutti quanti di fare gli sbalorditi e cominciare a metterci un po’ alla pari degli altri paesi europei, dove questo genere di norme ormai sono introiettate naturalmente nella cultura stessa di quei paesi, che – parlo in generale – compiono meno infrazioni di noi e sono tendenzialmente più ‘civili e puliti’. Il fatto è che in Italia la legge si applica e non si applica, le persone rispettano e non rispettano. Ognuno fa come vuole. Poi, parlando seriamente, esiste la corruzione, per cui certi soggetti non verranno mai multati per tenere le macchine parcheggiate sui marciapiedi, costringendo la gente a buttarsi per strada rischiando di essere investita, specie se a dare le mazzette sono i preti. Bisogna innanzitutto stare vigili, attenti alla provenienza di queste idee. A promuovere questo tipo di regime è l’ emergenza sicurezza tanto deprecata dal governo di Berlusconi. E ho scelto la parola regime non casualmente. Come giustamente l’ha definito Di Pietro, questo è un puro e semplice specchietto per le allodole.

A Genova non fanno più fumare all’aperto, in un parco; a Firenze, fra le tante, non puoi gettare i mozziconi di sigaretta per terra – però mancano i posaceneri, dunque dove ce le mettiamo le cicche, nel sedere? Fra le norme più in voga in questo momento c’è anche quella che non ci si può mettere a mangiare su gradinate, panchine ne tantomeno stendercisi per un pisolino. Ciò è considerato indecoroso. C’è da dire che di norma le persone non si mettono a dormire su una panchina se hanno una casa. Ma di tutti gli operai, muratori, che cosa diciamo? Cosa devono fare loro durante la pausa pranzo per rilassarsi un attimo?
A Lucca non si può spargere pane in terra per dare del mangiare ai piccioni. Naturalmente, il divieto più gettonato e che incontra molti consensi, è quello dell’accattonaggio e di pulire i parabrezza delle auto in coda ai semafori.
Nessuno vuole gli “zingari”, quindi in teoria, una volta applicata tale legge, gli accattoni e i lavavetri scompaiono, ma dove? Magari finiscono in un racket più atroce!

La cosa che più di tutte mi ha lasciato senza parole è il divieto di stendere panni sul davanzale o sul terrazzo se dà su una strada. Tale norma è incomprensibile e assurda, in quanto la gente normale è proprio così che asciuga i panni da una vita…





Abravanel e la sua meritocrazia

24 08 2008

Ho notato che da qualche mese è diventato quasi un best-seller questo saggio sicuramente interessante, che ho letto solo a tratti, intitolato “Meritocrazia – 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro Paese più ricco e più giusto” scritto da Roger Abravanel, consulente ed evidentemente anche dispensatore di riflessioni e consigli in merito, scusate il bisticcio, alla meritocrazia. Sorgono tante belle riflessioni: è giustissimo pensare che il figlio di un muratore debba essere libero di diventare “ingegnere spaziale” se ne ha il desiderio, le capacità e il talento; oppure, in Italia più che la meritocrazia c’è la plutocrazia, ossia il dominio assoluto da parte dei ceti alti, eccetera eccetera.
Però tutta questa faccenda del libro di Abravanel mi puzza un po’…. Anche lui è un pezzo grosso o sbaglio? Informatevi in rete e troverete tutto. E perchè mai si è limitato a presentare il suo libro solo ed esclusivamente nella elitarissima – poichè costosissima – università milanese Luigi Bocconi? Qualcosa non quadra insomma. Ci avrei visto più volentieri uno pseudo Dario Fo, è assurdo lo so, a ricoprire il ruolo di autore d’ una simile opera… Insomma, una persona più terrena, un cosiddetto intellettuale. Ma forse a parlare in questo momento è il mio pregiudizio e astio nei confronti delle caste… Inoltre, siccome un libro si può anche giudicare dalla copertina, la presentazione grafica fa inorridire… Poteva fare di meglio, ma ad ogni modo è un libro che probabilmente in momenti come questo sarebbe utile sfogliare.





Quell’oscuro cavaliere di Nolan

17 08 2008

Nei primi due indimenticabili film di Batman girati, ma anche prodotti, da Tim Burton, si scoprono tutt’oggi i caratteri gotico-teatrali del cinema che più tardi ha fatto di lui uno degli autori più noti ed eccentrici della nuova Hollywood. L’attore che interpretava Batman, Michael Keaton, non incarnava di certo il topos narcisistico-divistico dell’american hero bold and beautiful, audace e bellissimo che per forza di cose hanno rappresentato i successivi Val Kilmer, George Clooney e Christian Bale. Proprio in quella non bellezza di Keaton – che sembra essere quasi del tutto scomparso dalle scene – si scoprivano i difetti e pregi di Batman/Bruce Wayne, che oltre al non potersi mai definire un eroe ha anche l’eterno conflitto interiore di non potersi rivelare per quello che è veramente oppure di non poter amare nessuno proprio per la sua natura.

Se nei primi quattro film Batman era una specie di playboy prima decadente e poi gigione e paternalistico, negli ultimi due diretti da Nolan, Bruce non riesce proprio a fare colpo sulla sua amata Rachel – personaggio del tutto assente nella saga burton-schumacheriana – tanto da arrivare addirittura ad ucciderla, seppur in modo indiretto. Fra lui e il Joker si instaura di conseguenza un rapporto in apparenza violento e vendicativo, ma nelle sue pieghe morboso e anche con accenni omo. Insomma a tenere in piedi tutto il film c’è questo rapporto Batman/Joker e poco altro.

The Dark Knight – Il cavaliere oscuro trova il suo interesse nella diversità stilistica, di linguaggio e di scenografia rispetto ai primi quattro film di o prodotti da Burton. Senz’altro è originale l’assenza del castello di Bruce, la Wayne Manor, che nel primo film viene distrutto, con il conseguente spostamento nella Wayne Tower, il grattacielo dove – si potrebbe dire in termini toscani – Batman fa ‘uscio e bottega’. Gli scenari sono cartuneschi quanto basta e naturalmente, Heath Ledger, deceduto che neanche aveva 27 anni, si esibisce qui in una interpretazione di Joker che senz’altro verrà ricordata non solo perchè l’attore ha sbagliato dose di barbiturici qualche mese più tardi. Interpretazione secondo alcuni appiattita, mentre secondo me esaltata, nella versione italiana da una voce che se non è del Giannini senior che doppiò nel lontano ‘86 Jack Nicholson, di certo è quella del figlio Adriano, che la ricalca con successo. Claudio Santamaria invece, che ho scoperto essere il doppiatore di Christian Bale in questi film di Batman, francamente ha ha donato a Batman un timbro un po’ esoso. Heath Ledger dà al Joker una dimensione più umana e disperata e smentisce il racconto-flashback del primo film in cui Joker da giovane uccideva i genitori di Batman in un vicolo di Gotham. Nicholson fu un fantastico istrione, all’apice del suo successo, capace di rendere un film non straordinario qualcosa che si ricorda con un bel sorriso in faccia. Si potrebbe definire questo film bello, ma decisamente di una lunghezza eccessiva e inutile. Molto psicologico nonostante gli inevitabili momenti d’azione – bello l’inseguimento Joker/Batman/Gordon. Si riflettono naturalmente nel film le solite paure americane odierne (terrorismo, guerre batteriologiche, i giapponesi…)

Altro punto forte del film sono le parentesi ‘motorizzate’ e d’azione che si presentano con gli spettacolari veicoli nuovi di Batman, in particolare è geniale l’idea della moto con ruote giganti munita di armi. Christian Bale è bello, bravo e apprezzablissimo in film come The New World, l’ultima fatica di Terrence Malick e i più vecchi Velvet Goldmine, American Psycho, The Machinist – L’uomo senza sonno, ma nel ruolo di Batman è affascinante quanto uno 007 – la mia antipatia per 007 è esponenziale -, decisamente troppo monocorde. Ma cito 007 non casualmente, infatti anche i film su quell’altro tizio sono prioritariamente uno showroom di motori, poi senz’altro anche di tette, culi, azione eccetera… Prima o poi mi soffermerò comunque nel parlare del nuovo filone di film di 007 con Daniel Craig iniziato due anni fa, il quale tutto sommato è sempre il solito, ma allo stesso tempo anche diverso e non privo di spunti originali…

Bale comunque ha un metodo interessante sempre e comunque: ho letto in una sua intervista che trova il personaggio di Batman noioso e l’idea di un uomo che è costretto a vestirsi da pipistrello la trova più che drammatica, tragicomica.

Il senso di caos regna specie nel finale de Il cavaliere oscuro e potrebbe avere una doppia valenza: nel primo caso potrebbero essere i desideri di Joker esauditi, nel secondo, più probabile, il caos è nato in fase di sceneggiatura, dove si sono voluti introdurre troppi nuovi elementi nella trama (la metamorfosi del procuratore Harvey Dent in Duefacce e la sequenza allunga-minestra delle due navi deportatrici sotto attacco). Nolan è bravo, però lo vorrei veder tornare a fare film come Memento e Insomnia, che con questi due ultimi Batman e The Prestige sono diventati quasi un mito lontano. Minacciosa e scoraggiante questa conversione di Nolan ad Hollywood. Lui dice di divertirsi a fare questi film. Buon per lui e le sue tasche, anche perchè è inutile ricordare che un terzo film verrà prodotto in quanto Bale e Michael Caine sono sotto un contratto standard che prevede 3 film…

In definitiva, il film sarà bello per gli occhi che lo guardano se verrà preso per quello che è: un altro film di Batman.





Sensazionalismo naif e nazionalismo per stampa italiana delle Olimpiadi cinesi

16 08 2008

Queste Olimpiadi cinesi nelle loro manifestazioni in stampa sembrano alimentare il nazionalismo italiano. Ciò è di una assurdità inaudita, dato che non siamo ai mondiali di calcio. Solo perchè in televisione ci vengono mostrati i vincitori italiani, i rispettivi fidanzati, fidanzate e le famiglie – ma un bel “e chi se ne frega” no, eh? – ciò non significa affatto che noi siamo gli unici a vincere. Poi, per carità, buon per i vincitori e coloro che fanno parte del grande gruppo di atleti finito alle Olimpiadi. La competitività, nello sport, può essere utile nelle gare, anzi… E’ indubbiamente una caratteristica indispensabile.

Ciò che a me non va è di vedere un grande paese come la Cina venir sbeffeggiato dalla stampa, che dice di esso peste e corna, il più delle volte esagerando o comunque mettendo sempre in evidenza i lati negativi. La Cina, insieme all’India, è ormai risaputo che sta quasi surclassando gli Stati Uniti come potenza mondiale. Ieri mentre compravo le sigarette dal tabaccaio mi è caduto lo sguardo sul titolo di prima pagina di un quotidiano sportivo, che voleva mettere al corrente gli italiani della perfidia di un presidente cinese di una qualche giuria, che al di fuori di questo evento, le Olimpiadi, è un esattore e un torturatore. Ma dico io, chi ha un minimo di conoscenza lo saprà per conto proprio che la Cina non è certo un paradiso e che nelle pieghe della sua Storia si trovano numerosi episodi truci?

Trovo questo modo di fare informazione sportiva molto infantile e ingenuo. Forse però sono io ad essere in errore… Il punto è che chi legge questi giornali — chiaramente generalizzo — forse non ha una grande cultura e dunque ha bisogno di queste chicche segrete e scomode, direi in definitiva marce, riguardanti la Cina per godere meglio delle vincite degli atleti nostrani.