Vorrei ricordare a tutti che in “Happy Feet”, che non è della Pixar, ma in qualche modo rappresenta questo universo infinito e contemporaneamente limitato del cinema digitale, il pinguino protagonista nel finale viene catturato dagli uomini, con gli esiti che chi ha visto il film conosce (discutibili senz’altro, ma in fondo è un musical e una storia fantastica, quindi…)

Bene, quegli uomini che vengono mostrati nel film sono inserimenti d’immagini di attori veri (per un attimo scorgiamo addirittura Ewan McGregor). Gli uomini veri, non digitalizzati, interagiscono improvvisamente con un mondo che è digitale. Molti hanno trovato in questa svolta del film un motivo per mal criticarlo. Io invece ci ho trovato un che di sublime e di significativo, oltre al ricordarmi vagamente (vista la presenza dei pinguini anche lì) la unione di personaggi animati e veri attori nel classico Disney “Mary Poppins”. Nei film della Pixar come WALL-E, grandissimo successo in America, da noi un po’ meno, invece abbiamo una rappresentazione dell’uomo stilizzata, che lo vuole mettere inequivocabilmente in ridicolo (sin dai tempi di “Toy Story” la Pixar ha puntato su questo fattore e non sul fotorealismo), con lo scopo di rendere i protagonisti robotici e meccanici più ‘simpatici e umani’. È comunque inesatto dire che non ci sono veri attori in WALL-E perchè le comunicazioni del presidente della BuyNLarge sono descritte tramite una interpretazione autentica dell’attore Fred Willard, che appare solo su degli schermi, ma non è certo una creazione digitale, è un attore vivo e vegeto. La Pixar, che in pratica ha soppiantato quasi totalmente altre produzioni disneyane imponendosi come la nuova Disney (anche se la Disney è padrona in termini economici della Pixar, di fatti poi le maggiori produzioni disneyane sono diventate quelle della Pixar), di conseguenza non si può recensire questi film – che sono fatti, ricordiamocelo, per intrattenere il grande pubblico medio americano con inevitabile punto di riferimento nei bambini – pretendendo una profondità che non fa parte del DNA disneyano. Questi film sono progettati per essere un’evasione, per essere travolgenti e incoerenti, fantastici, idealisti, dunque l’happy end e la morale ecologista sono d’obbligo. Intendiamoci, non voglio difendere WALL-E completamente. Se la prima parte terrestre e desolata proprio per la mancanza di battute e per il dominio di immagini e suono è sublime, la seconda parte nello spazio, più classica e narrativa, non è priva di difetti, ma intrattiene e diverte molto, senza dubbio. Pur non mancando le citazioni kubrickiane da “2001 odissea nello spazio” in WALL-E, non si può certo paragonare questo film al film di Kubrick. La citazione è del tipo scanzonato, quasi comico-demenziale, che appartiene al genere dell’animazione per antonomasia. Basta pensare ai miliardi di riferimenti che si possono trovare ne “I Simpsons”, che attinge liberamente e giustamente in modo leggero ad un immaginario cinematografico, culturale, politico e sociale inesauribile e piega il tutto ai propri scopi melodrammatici, comici o di satira. Siamo sempre alle solite insomma: WALL-E, come molte delle produzioni americane di grande impatto commerciale, va preso per quello che è, ovvero tutto tranne che “serio”. Va visto nel contesto giusto, all’interno del suo specifico genere (anche se Hollywood ormai li mescola e li altera, non si sa certo ancora staccare dai generi e le regole annesse). Trovo che la trama ecologista in WALL-E sia un puro pretesto narrativo.

WALL-E, a detta anche del regista (già autore di “Alla Ricerca di Nemo“), è un film d’animazione, un film fantastico, un film di fantascienza, un film d’azione, ma soprattutto un film sentimentale che racconta –stabilendo quasi un primato se escludiamo “A.I. – Intelligenza artificiale” di Spielberg – una relazione fra robot, con toni leggeri, a tratti comici (l’essere maldestro del romantico robot-spazzino WALL-E ricorda inequivocabilmente la figura di Chaplin), ma anche malinconici. Questo insieme di elementi probabilmente è la marcia in più del nuovo film d’animazione Pixar rispetto ai suoi precedenti che gli potrebbe aggiudicare la nomination, agli Oscar, come migliore film dell’anno e non come migliore film d’animazione. Con le non proprio eccellenti uscite americane dell’anno, sicuramente WALL-E è il film che più si merita tale premio.
Ultime note di non minore importanza: di tutti i film Pixar, questo è decisamente il meno adatto ai piccoli per la mancanza di dialoghi nei primi 40 minuti di film, molti piccoli si annoiano, ma forse non solo loro… Le musiche sono del sempre più richiesto Thomas Newman (già autore dell’ormai leggendaria colonna sonora di “American beauty”, ma anche del film precedente di Stanton, Alla ricerca di Nemo). Rimanendo in tema di suoni, nella versione originale americana, WALL-E e un altro robot del film (M.O.) hanno una voce ovviamente robotica, creata dal leggendario Ben Burrt, che ha curato gli effetti sonori e le voci in film come Guerre Stellari , E.T. l’extraterrestre… Il computer di bordo della nave ha la voce dell’attrice Sigourney Weaver. Temo che con il doppiaggio, nonostante saranno sicuramente state utilizzate tecnologie modernissime, come al solito si sia perso qualcosa…

Qui sotto la locandina francese di WALL-E.

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