Schwarzfahrer – Il viaggiatore nero

30 11 2008

Ecco a voi un simpatico cortometraggio di satira tedesco in cui un giovane di colore denigrato da una anziana signora sull’autobus alla fine avrà la sua vendetta. Il film, di circa 10 minuti, è stato diretto da Pepe Danquart nel 1993, anno in cui vinse come migliore cortometraggio agli Oscar.

Il filmato è in lingua originale con sottotitoli in inglese





Sorelle nemiche-amiche in “Rachel sta per sposarsi”. Demme omaggia Altman e Bergman

29 11 2008

Di solito i matrimoni sono pallosi, ma mentre si guarda l’ultima fatica di Jonathan Demme verrebbe quasi voglia di esserci a un matrimonio simile: multiculturale e misto, perchè lo sposo è di colore e di religione induista. Pieno di musiche di tutti i generi, balli, colori, canti. Insomma, uno spettacolo che mostra la varietà e la capacità, tutto sommato, di convivenza di diversi mondi nella società, nella cultura, in definitiva nella famiglia americana. Ma questa è solo la superficie del film, che racconta la storia di Kym (Anne Hathaway), ex-tossicodipendente, nella sua settimana di libertà fuori dalla clinica di riabilitazione per esserci al matrimonio della sorella Rachel. I preparativi del matrimonio e il matrimonio stesso si svolgeranno nella grande casa immersa nella campagna in Connecticut del padre, che attualmente vive con la sua compagna mulatta e molti altri personaggi che ronzano intorno a loro continuamente, suonando violini e altri strumenti da mattina a sera…

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Kym nel suo ritorno a casa si sente vista come una reietta e si sente in colpa per molte cose accadute in passato. L’unico sfogo lo trova col testimone dello sposo, che guarda caso è un suo collega alle riunioni in clinica per chi ha smesso di drogarsi. La madre delle due sorelle, interpretata da Debra Winger, è una stronza di prima categoria e principalmente è lei la causa per cui Kym da ragazza è diventata un problema in famiglia, a tal punto da bruciare materassi e accidentalmente far annegare un fratellino… Per cui i giorni che precedono il matrimonio diventano una agguerrita lite fra due sorelle che si odiano e contendono un padre svampito, interpretato favolosamente da Bill Irwin, nella foto soprastante. Il film, senza andarvi a svelare altro della trama, è sia dramma e commedia e si conclude con il matrimonio celebrato in grande e controverso stile – molto estenuante per via delle danze e delle musiche, ma soddisfacente. Poi si ritorna alla vita di sempre e Kym torna alla sua clinica e dal suo nuovo probabile compagno.

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Jonathan Demme, nonostante abbia fabbricato pilastri come Il silenzio degli innocenti e Philadelphia, non faceva un bel film così dai tempi di Qualcosa di travolgente (1986),  tanto è vero che si auto-omaggia chiamando al matrimonio di Rachel la stessa cantante di colore rap che si vedeva durante i titoli di coda. Naturalmente la grande protagonista è Anne Hathaway, già vista ne Il diavolo veste Prada e I segreti di Brokeback Mountain, qui però è migliore e si mettono meglio in evidenza le sue capacità. Tutto il resto del cast è assolutamente straordinario, tanto è che si potrebbe definire un film corale, che per i risvolti drammatici e certe somiglianze tematiche si potrebbe definirela versione americana del film-dogma Festen. Rimanendo fra le ispirazioni nordiche, è inutile dire che il film ricorda parecchio certe situazioni morbose e psicodrammatiche bergmaniane… Ma anche Un matrimonio di Robert Altman, che viene ringraziato (fino all’oltretomba, visto che è deceduto) personalmente da Demme nei titoli di coda. L’ambientazione è quella giusta ossia in un luogo umido, fra luci e colori autunnali in piena coerenza connecticuttiana. Le riprese sono in digitale (alta definizione) e l’immagine è volutamente sporca, caratterizzata da luci e colori marcatamente tenui. Ci si muove freneticamente fra mille situazioni e personaggi, come accadrebbe appunto in un film di Altman. A contribuire c’è la sceneggiatura originale di Jenny Lumet, figlia del regista Sidney Lumet.





Malattia (a)sociale

25 11 2008

Su un noto sito enciclopedico, leggo una soddisfacente precisazione sulla traduzione appropriata del termine anglosassone “geek” (che è il fissato, il genietto) che spesso traducono malamente in ’secchione’ o anche, in modo più derogatorio, ’sfigato’. Nella stessa pagina poi leggo che alcuni di questi soggetti a volte soffrono della sindrome di Asperger, che in poche parole è una forma diversa di autismo… Già qui mi preoccupo. Leggendo la scheda molto dettagliata riguardante la sindrome mi accorgo che ci sono enormi sbagli nel descrivere i sintomi della malattia – vengono fatti esempi di cose che possono essere accaduti nella vita di chiunque – e mi è venuto quasi da dire, per assurdo, che stando a quello che trovo scritto forse un po’ tutti noi allora soffriamo della sindrome di Asperger.

Il soggetto afflitto da questo disturbo di natura psichica, che ha a che fare con difficoltà serie di interrelazione sociale, viene descritto come una persona che ad un certo punto della sua vita (nei primi anni dell’infanzia) non è stato capace, nel proprio sviluppo psichico, a decentrare il proprio egocentrismo, caratteristica tipica dei bambini piccoli. Un soggetto afflitto da sindrome di Asperger, continuo a citare la definizione, lo si riconosce spesso nella sua incapacità di decifrare i gesti e le affermazioni implicite delle persone… Come un sorriso, che può essere scambiato ad esempio per una smorfia o semplicemente non capito… Ma dico io, scherziamo? Chi di noi in vita sua non si è mai trovato in difficoltà nel comprendere certi gesti o espressioni delle persone che ci stanno accanto. E’ abbastanza frequente non riuscire a comprendere gli altri. Il linguaggio (sia fisico che verbale), nonostante ci venga fatto credere che ha dei codici precisi, è provato che è molto variabile a seconda delle persone e considerando che a questo mondo superiamo i 7 miliardi di persone…. L’incomprensione è a portata di mano.


L’umanità è molto difettosa. Ammettiamolo. Ognuno di noi cresce in mezzo ad ambienti, situazioni e persone particolari, perchè ognuno di noi è diverso e la propria formazione e crescita vengono intaccate proprio da questo. Quanti di noi da bambini hanno avuto il cosiddetto amico immaginario? Moltissimi. Quanti di noi sono stati a giocare molte ore da soli? Ora più che mai i bambini sono essere solitari, ma non per questo diventano disturbati e dunque handicappati. Anzi, il più delle volte questi bambini diventano maturi prima e iniziano ad avere comportamenti, esigenze e interessi diversi dai quelli dei loro coetanei. Ma che male ci sarà mai nell’essere un po’ più intelligenti di altri, di essere semplicemente diversi? Bisogna imparare a distinguere delle capacità particolari di un soggetto che, sì, potranno anche isolarlo un po’ dalla società ma di certo non lo rendono autistico o afflitto dalla sindrome di Asperger, da un disturbo mentale serio ancora oggi poco chiaro.

La socialità è un tema importante senza dubbio, ma non scordiamoci che sempre di più oggi in società ci si muove insieme – come formiche -, secondo una serie di schemi distorti, che alterano l’essenza stessa dell’umanità. Questi schemi sono imposti da una idelogia, chiamiamola così, malata e omologante, introdotta dal capitalismo, dai media e dal consumismo. L’unico vero mezzo regolatore nelle interrelazioni sociali in società dunque diventa il denaro e l’ immagine corrispondente, che incarna il potere e il successo. L’unica via di fuga da questo terribile baratro è sfruttare al meglio le proprie potenzialità e la propria intelligenza, al costo di sembrare alieni asociali con problemi psichici.

Vorrei ricordare il bel film con Dustin Hoffman e Tom Cruise “Rain man” in cui l’attore più anziano interpreta il fratello di Cruise afflitto da sindrome di Asperger, che dopo un po’ di tempo di convivenza on the road diventa presto fonte di guadagni in un casinò di Las Vegas e mostra capacità eccezionali, come quelle di ricordarsi lunghissime liste di nomi e numeri e di saper contare in pochissimi secondi quanti stuzzicadenti sono caduti per terra ad una cameriera di una tavola calda. Pare che, in qualche misura, geni come Socrate, Darwin, Warhole, Michelangelo, Wittgenstein, Godel, Einstein, Newton, Yeats e Ramanujan soffrissero tutti di una forma molto simile di autismo.

In sostanza, come si è già verificato in passato, lo sviluppo naturale di una persona potenzialmente geniale in un dato campo può arrivare ad essere scambiato per qualcosa che è sbagliato, folle, malato. Forse in realtà la malattia, che qui viene presa- lo ammetto – superficialmente in esame, è fra le tante anche una forma avanzata di protezione da qualcosa di molto più atroce e malato, ossia la società stessa.

Qui sotto la famosissima foto scattata ad Einstein mentre fa una linguaccia ai reporter.






Andiamoci piano con l’Obamania!

15 11 2008

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Vorrei dire la mia su tutta questa “servitù” in Italia ed Europa che nella stampa esprime copiosamente, occupando metà giornali e telegiornali, il proprio entusiasmo per la vincita di Obama alle recenti elezioni in America. L’idea di vedere Obama, un nero, alla casa bianca può essere poetica e entusiasmante, ma solo perchè è nero e democratico questo non sarà di certo un evento che cambierà le sorti del mondo. Ben poco cambierà nella situazione delle truppe americane che occupano da anni Iraq e Afghanistan. Per Obama, che va già a braccetto con l’uscente Bush durante incontri e simili, la guerra contro gli stati terroristi non avrà certo fine fra breve e forse presto sentiremo uscire dalla sua bocca parole tipo “Giusto” e “Portare la democrazia”, come da perfetto copione Bushiano…





Libertà in bici

15 11 2008

Voglio lanciare un messaggio a tutti coloro che hanno problemi di stress, ma soprattutto economici – visto il momento di grande crisi – legati alla propria automobile. Usatela solo quando è strettamente necessario, ad esempio se volete andare in campagna di domenica oppure a lavoro se è nella vostra città ma troppo lontano per recarvici a piedi…. La soluzione al problema è più semplice di quanto si creda: si chiama bicicletta e non solo con essa riscoprirete tutta una serie di libertà che non potete trovare in altro modo, ma contribuirete anche a non inquinare l’aria.

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Qui sopra una foto che ho scattato qualche anno fa.

Una bici classica costa il giusto e non dovete metterci dentro la benzina! Ma cosa si può chiedere di più?! Rispettate le regole della strada e divieti di transito, questo sì, e per il resto sarete sul serio liberi e non imprigionati dentro un abitacolo che può esservi letale. Avete paura di farvi male cadendo dalla bici? Esistono ginocchiere e caschi.

Ma parliamo dei veri vantaggi che danno l’ebbrezza nell’uso della bici: si può entrare, con essa, negli spazi anche più stretti e ci si toglie facilmente dagli ingorghi e andare in bici, specie se il tempo è bello, fa benissimo alla salute non solo perchè teniamo i muscoli delle gambe sufficientemente in esercizio, ma perchè è proprio un momento, quello della pedalata, di rigenerazione psicofisica. In bici andate alla velocità che vi pare, nessuno vi multerà, non avete orari, non dovete rimanere imprigionati nei fissi schemi monotoni di circolazione urbana, infatti si può decidere facilmente un cambiamento di strada e di percorso in pochi attimi. Con la bici potete esplorare! Se avete una certa età, ricominciare ad andare in bici vi farà sentire dei ragazzini, se invece siete ancora giovani vi manterrà tali sia interiormente che in superficie!Come già detto, con la bici le restrizioni e gli inconvenienti sono davvero pochi. Basta sapersi scegliere i percorsi e le strade giuste, a portata d’uomo, e non imboccare strade molto trafficate contromano. Quanto riguarda il “parcheggio”, le rastrelliere spesso scarseggiano, è vero, ma esistono i pali e in diverse situazioni è permesso portarsi dentro un edificio il proprio mezzo leggero. Il sistema antifurto migliore è utilizzare il luchetto che viene utilizzato anche per i motocicli, perché quello da rompere è molto difficile rispetto a una catena che viene facilmente spezzata da ladri muniti di tronchesi. Io fino ad oggi non sono mai stato derubato di una bici. Riappropriamoci di una libertà che è davvero sotto il naso di tutti!





Chiudiamo i cancelli delle università!

14 11 2008

Come sicuramente nel resto di tutta Italia, a Firenze ieri si è deciso il piano per far risparmiare 14 milioni di euro all’Ateneo Fiorentino, ossia tutte le facoltà universitarie. I risultati?

Il sabato non si farà più lezione, ci sarà un’ora di riscaldamento delle aule in meno e di condizionamento d’estate (quando mai ci son state le aule fresche d’estate?!…) I periodi festivi saranno più lunghi e le facoltà rimarranno chiuse anche nei giorni feriali. Grande risparmio in quanto a servizi – già penosi finora da quasi ogni punto di vista. Ci sarà una revisione dell’assetto dei dipartimenti. Insomma, gli edifici si vendono e si sloggia. I ricercatori… che cambino mestiere. Ecco dunque che con queste premesse direi che si potrebbe a questo punto far prima a chiudere completamente i battenti e andare a fare altre esperienza a giro per il mondo. Tanto nell’Italia di oggi e quella di domani, di domani l’altro eccetera, ci saranno sempre meno opportunità per tutti in qualsiasi campo… Certo, a meno che non siate ricchi e non bisognosi di lavorare. Sapete che vi dico? Andate a farvi fottere!

E’ venuta l’ora di rivendicare la propria libertà, a costo di essere condannati per vilipendio, come ha magnificamente dimostrato con ironia e al contempo serietà Sabina Guzzanti – che si è espressa pubblicamente in piazza a Firenze qualche giorno fa con gli studenti sulla libertà della comunicazione – nel suo spettacolo “Vilipendio tour“, che sta facendo il giro d’Italia e che ha debuttato proprio nella nostra città riscuotendo un grande successo (presto metterò sul blog il video che ho realizzato).

Qui sotto una piccola mia creazione…

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Fantascienza sentimentale in WALL-E

9 11 2008

Vorrei ricordare a tutti che in “Happy Feet”, che non è della Pixar, ma in qualche modo rappresenta questo universo infinito e contemporaneamente limitato del cinema digitale, il pinguino protagonista nel finale viene catturato dagli uomini, con gli esiti che chi ha visto il film conosce (discutibili senz’altro, ma in fondo è un musical e una storia fantastica, quindi…)

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Bene, quegli uomini che vengono mostrati nel film sono inserimenti d’immagini di attori veri (per un attimo scorgiamo addirittura Ewan McGregor). Gli uomini veri, non digitalizzati, interagiscono improvvisamente con un mondo che è digitale. Molti hanno trovato in questa svolta del film un motivo per mal criticarlo. Io invece ci ho trovato un che di sublime e di significativo, oltre al ricordarmi vagamente (vista la presenza dei pinguini anche lì) la unione di personaggi animati e veri attori nel classico Disney “Mary Poppins”. Nei film della Pixar come WALL-E, grandissimo successo in America, da noi un po’ meno,  invece abbiamo una rappresentazione dell’uomo stilizzata, che lo vuole mettere inequivocabilmente in ridicolo (sin dai tempi di “Toy Story” la Pixar ha puntato su questo fattore e non sul fotorealismo), con lo scopo di rendere i protagonisti robotici e meccanici più ‘simpatici e umani’. È comunque inesatto dire che non ci sono veri attori in WALL-E perchè le comunicazioni del presidente della BuyNLarge sono descritte tramite una interpretazione autentica dell’attore Fred Willard, che appare solo su degli schermi, ma non è certo una creazione digitale, è un attore vivo e vegeto. La Pixar, che in pratica ha soppiantato quasi totalmente altre produzioni disneyane imponendosi come la nuova Disney (anche se la Disney è padrona in termini economici della Pixar, di fatti poi le maggiori produzioni disneyane sono diventate quelle della Pixar), di conseguenza non si può recensire questi film – che sono fatti, ricordiamocelo, per intrattenere il grande pubblico medio americano con inevitabile punto di riferimento nei bambini – pretendendo una profondità che non fa parte del DNA disneyano. Questi film sono progettati per essere un’evasione, per essere travolgenti e incoerenti, fantastici, idealisti, dunque l’happy end e la morale ecologista sono d’obbligo. Intendiamoci, non voglio difendere WALL-E completamente. Se la prima parte terrestre e desolata proprio per la mancanza di battute e per il dominio di immagini e suono è sublime, la seconda parte nello spazio, più classica e narrativa, non è priva di difetti, ma intrattiene e diverte molto, senza dubbio. Pur non mancando le citazioni kubrickiane da “2001 odissea nello spazio” in WALL-E, non si può certo paragonare questo film al film di Kubrick. La citazione è del tipo scanzonato, quasi comico-demenziale, che appartiene al genere dell’animazione per antonomasia. Basta pensare ai miliardi di riferimenti che si possono trovare ne “I Simpsons”, che attinge liberamente e giustamente in modo leggero ad un immaginario cinematografico, culturale, politico e sociale inesauribile e piega il tutto ai propri scopi melodrammatici, comici o di satira. Siamo sempre alle solite insomma: WALL-E, come molte delle produzioni americane di grande impatto commerciale, va preso per quello che è, ovvero tutto tranne che “serio”. Va visto nel contesto giusto, all’interno del suo specifico genere (anche se Hollywood ormai li mescola e li altera, non si sa certo ancora staccare dai generi e le regole annesse). Trovo che la trama ecologista in WALL-E sia un puro pretesto narrativo.

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WALL-E, a detta anche del regista (già autore di “Alla Ricerca di Nemo“), è un film d’animazione, un film fantastico, un film di fantascienza, un film d’azione, ma soprattutto un film sentimentale che racconta –stabilendo quasi un primato se escludiamo “A.I.Intelligenza artificiale” di Spielberg – una relazione fra robot, con toni leggeri, a tratti comici (l’essere maldestro del romantico robot-spazzino WALL-E ricorda inequivocabilmente la figura di Chaplin), ma anche malinconici. Questo insieme di elementi probabilmente è la marcia in più del nuovo film d’animazione Pixar rispetto ai suoi precedenti che gli potrebbe aggiudicare la nomination, agli Oscar, come migliore film dell’anno e non come migliore film d’animazione. Con le non proprio eccellenti uscite americane dell’anno, sicuramente WALL-E è il film che più si merita tale premio.

Ultime note di non minore importanza: di tutti i film Pixar, questo è decisamente il meno adatto ai piccoli per la mancanza di dialoghi nei primi 40 minuti di film, molti piccoli si annoiano, ma forse non solo loro… Le musiche sono del sempre più richiesto Thomas Newman (già autore dell’ormai leggendaria colonna sonora di “American beauty”, ma anche del film precedente di Stanton, Alla ricerca di Nemo). Rimanendo in tema di suoni, nella versione originale americana, WALL-E e un altro robot del film (M.O.) hanno una voce ovviamente robotica, creata dal leggendario Ben Burrt, che ha curato gli effetti sonori e le voci in film come Guerre Stellari , E.T. l’extraterrestre… Il computer di bordo della nave ha la voce dell’attrice Sigourney Weaver. Temo che con il doppiaggio, nonostante saranno sicuramente state utilizzate tecnologie modernissime, come al solito si sia perso qualcosa…

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Qui sotto la locandina francese di WALL-E.

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Un nero alla Casa Bianca: Obama vince

5 11 2008

Nonostante la campagna elettorale populista a base di miele e religione, oppio dei popoli del resto, evidentemente troppo idealista per essere messa in pratica in un mondo così alla deriva, Barack Hussein Obama II vincitore è una gran gioia per me perchè non solo finalmente si è dimostrato – con la fiducia dei molti votanti – che Obama, un nero può farcela a diventare presidente degli Stati Uniti, ma addirittura un nero figlio di un uomo di ovvia educazione islamica. Naturalmente Barack il padre l’ha conosciuto poco perchè è stato quasi sempre via e poi è morto…

Ho scoperto che Obama è cresciuto in una famiglia praticamente atea e che la sua conversione è avvenuta in età adulta, di sua spontanea volontà, dopo aver collaborato con alcune parrocchie cattoliche in una organizzazione di Chicago.