Malattia (a)sociale

25 11 2008

Su un noto sito enciclopedico, leggo una soddisfacente precisazione sulla traduzione appropriata del termine anglosassone “geek” (che è il fissato, il genietto) che spesso traducono malamente in ’secchione’ o anche, in modo più derogatorio, ’sfigato’. Nella stessa pagina poi leggo che alcuni di questi soggetti a volte soffrono della sindrome di Asperger, che in poche parole è una forma diversa di autismo… Già qui mi preoccupo. Leggendo la scheda molto dettagliata riguardante la sindrome mi accorgo che ci sono enormi sbagli nel descrivere i sintomi della malattia – vengono fatti esempi di cose che possono essere accaduti nella vita di chiunque – e mi è venuto quasi da dire, per assurdo, che stando a quello che trovo scritto forse un po’ tutti noi allora soffriamo della sindrome di Asperger.

Il soggetto afflitto da questo disturbo di natura psichica, che ha a che fare con difficoltà serie di interrelazione sociale, viene descritto come una persona che ad un certo punto della sua vita (nei primi anni dell’infanzia) non è stato capace, nel proprio sviluppo psichico, a decentrare il proprio egocentrismo, caratteristica tipica dei bambini piccoli. Un soggetto afflitto da sindrome di Asperger, continuo a citare la definizione, lo si riconosce spesso nella sua incapacità di decifrare i gesti e le affermazioni implicite delle persone… Come un sorriso, che può essere scambiato ad esempio per una smorfia o semplicemente non capito… Ma dico io, scherziamo? Chi di noi in vita sua non si è mai trovato in difficoltà nel comprendere certi gesti o espressioni delle persone che ci stanno accanto. E’ abbastanza frequente non riuscire a comprendere gli altri. Il linguaggio (sia fisico che verbale), nonostante ci venga fatto credere che ha dei codici precisi, è provato che è molto variabile a seconda delle persone e considerando che a questo mondo superiamo i 7 miliardi di persone…. L’incomprensione è a portata di mano.


L’umanità è molto difettosa. Ammettiamolo. Ognuno di noi cresce in mezzo ad ambienti, situazioni e persone particolari, perchè ognuno di noi è diverso e la propria formazione e crescita vengono intaccate proprio da questo. Quanti di noi da bambini hanno avuto il cosiddetto amico immaginario? Moltissimi. Quanti di noi sono stati a giocare molte ore da soli? Ora più che mai i bambini sono essere solitari, ma non per questo diventano disturbati e dunque handicappati. Anzi, il più delle volte questi bambini diventano maturi prima e iniziano ad avere comportamenti, esigenze e interessi diversi dai quelli dei loro coetanei. Ma che male ci sarà mai nell’essere un po’ più intelligenti di altri, di essere semplicemente diversi? Bisogna imparare a distinguere delle capacità particolari di un soggetto che, sì, potranno anche isolarlo un po’ dalla società ma di certo non lo rendono autistico o afflitto dalla sindrome di Asperger, da un disturbo mentale serio ancora oggi poco chiaro.

La socialità è un tema importante senza dubbio, ma non scordiamoci che sempre di più oggi in società ci si muove insieme – come formiche -, secondo una serie di schemi distorti, che alterano l’essenza stessa dell’umanità. Questi schemi sono imposti da una idelogia, chiamiamola così, malata e omologante, introdotta dal capitalismo, dai media e dal consumismo. L’unico vero mezzo regolatore nelle interrelazioni sociali in società dunque diventa il denaro e l’ immagine corrispondente, che incarna il potere e il successo. L’unica via di fuga da questo terribile baratro è sfruttare al meglio le proprie potenzialità e la propria intelligenza, al costo di sembrare alieni asociali con problemi psichici.

Vorrei ricordare il bel film con Dustin Hoffman e Tom Cruise “Rain man” in cui l’attore più anziano interpreta il fratello di Cruise afflitto da sindrome di Asperger, che dopo un po’ di tempo di convivenza on the road diventa presto fonte di guadagni in un casinò di Las Vegas e mostra capacità eccezionali, come quelle di ricordarsi lunghissime liste di nomi e numeri e di saper contare in pochissimi secondi quanti stuzzicadenti sono caduti per terra ad una cameriera di una tavola calda. Pare che, in qualche misura, geni come Socrate, Darwin, Warhole, Michelangelo, Wittgenstein, Godel, Einstein, Newton, Yeats e Ramanujan soffrissero tutti di una forma molto simile di autismo.

In sostanza, come si è già verificato in passato, lo sviluppo naturale di una persona potenzialmente geniale in un dato campo può arrivare ad essere scambiato per qualcosa che è sbagliato, folle, malato. Forse in realtà la malattia, che qui viene presa- lo ammetto – superficialmente in esame, è fra le tante anche una forma avanzata di protezione da qualcosa di molto più atroce e malato, ossia la società stessa.

Qui sotto la famosissima foto scattata ad Einstein mentre fa una linguaccia ai reporter.



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