Natural instinct

24 12 2008

Anche se non si direbbe, io sono una persona che sente un grande legame con la Terra e la natura. Non a caso appartengo al segno zodiacale del Toro, che è un segno di terra.  Se mi trovo da solo, a contatto con qualche elemento della natura, è molto probabile che senta l’istinto di andare oltre. Può subentrare la paura in certe situazioni, lo so, ma non varrebbe forse la pena di avventurarsi completamente nell’ignoto e affidarsi alla natura? Questo non ce lo possiamo permettere in società o almeno non nelle forme che vorremmo sul serio. Se la natura decide di manifestarsi, bisogna lasciarle questa opportunità. Non siamo macchine, siamo mammiferi, facciamo parte di questo mondo e della sua natura… Nonostante molti si illudano che viviamo in una civiltà.





Scossa prenatalizia

23 12 2008

Questo pomeriggio tutto il Centro-Nord ha  tremato. 5.4 di magnitudo, il terremoto ha avuto il suo epicentro in Emilia, fra Parma e Reggio, ma si è sentito nettamente da Torino a Trieste, da Genova a Firenze.  I treni sono stati interrotti nelle tratte Bologna-Verone e Bologna-Milano. “È stato forte, ma non distruttivo” dicono. Io, che abito in un palazzo di Firenze all’ultimo piano, l’ho sentita essendo per l’appunto in quel momento a sedere con la schiena e la testa appoggiata a un muro. È durato quasi un minuto e la casa ha ondeggiato. Nella mia vita di scosse ne ho sentite, ma mai così prolungate. Gli esperti, come sempre, dicono che ci saranno scosse di assestamento e che saranno di minore intensità. A me questa sembra una cazzata. Che esistono le scosse di assestamento si sapeva, ma non si può prevedere come e quando saranno.

Se volete dettagli sull’attività sismica di ieri e oggi andate a questo fantastico indirizzo:

http://cnt.rm.ingv.it/~earthquake/data_id/2205007630/event.php

051011_earthquake1b





Scuola e università, il mostro degli abissi

20 12 2008

Escludendo gli abbastanza rari casi di una classe in cui un po’ tutti gli insegnanti seguono gli allievi seriamente spingendoli a crearsi un metodo di studio, dobbiamo guardare in faccia la realtà più comune: la scuola è un archivio di informazioni più o meno utili la cui conoscenza deve essere verificata dai docenti, sempre più spesso tramite il mezzo del test o simili. Ciò spinge i ragazzi intelligenti – quelli che ragionano sul serio e selezionano gli elementi importanti – a deprimersi e a venire sminuiti dal terribile mezzo che è il test. Spesso i risultati sono sgradevoli e possono rovinare una persona: fallimenti parziali o bocciature o rinuncia in toto della scuola.

Esso, il mezzo del test, esalta infatti le capacità mnemoniche di un soggetto, il più delle volte femminile, e non la sua abilità di apprendere. Imparare tutto a memoria, sottolineare un testo nella sua interezza – sì, lo garantisco poichè visto coi miei occhi e sentito con le mie orecchie – non è un metodo di studio. Tuttavia molti, anche chi non vorrebbe ma ce la fa comunque, si fanno piacere questo non-metodo e giungono al passaggio dalle scuole superiori all’università come se niente fosse. Così studieranno anche all’università sfruttando quel “prezioso” metodo acquisito chissà come, dove e da chi, che tragicamente viene riconosciuto da gran parte dei docenti universitari come valido o comunque sufficiente per far superare allo studente l’esame, magari, nel caso migliore, solo perchè un docente diverso non vuole più vedere certa gente…

I docenti, parliamo di loro, spesso sono persone indubbiamente esperte della materia, ma del tutto inadatte all’insegnamento poichè fanno la loro conferenza e chi è interessato realmente all’apprendimento rimane semplicemente fottuto se il linguaggio utilizzato in aula è incomprensibile. Dunque spesso l’unico modo di superare l’esame è equivalente, se uno è disposto a vendere l’anima al diavolo, all’imparare una lingua aliena senza comprenderla.

Quale è la  utilità di tutto questo? E soprattutto, perchè io mi devo trovare insieme a soggetti simili e sentirmi sminuito perchè non imparo tutto a memoria e cerco di ragionare? Perchè io che ho tentato di capire e ragionare devo prendere 25 e il robot-pappagallo deve prendere 30? Perchè in una facoltà di Lettere devo essere costretto a fare materie come economia, diritto pubblico o finanza aziendale? La risposta è semplice. Perchè lo studio come istituzione si è completamente svuotato di qualsiasi cosa in passato lo abbia potuto rendere un minimo  significante. L’unica cosa concreta che ti convince, come nella scuola, a concludere gli studi universitari, è un foglio di carta, che chiamarlo Laurea è a dir poco blasfemo, e la soddisfazione di non dover mai più ripetere una esperienza simile in vita tua. Con questo articolo, voglio precisarlo per chi ancora non avesse capito, mi schiero assolutamente dalla parte di coloro che sono assetati di sapere e conoscenza, ma che disdegnano un sistema scolastico e accademico diventato ormai un mostro che genera altri mostri e che se adesso è in crisi e cade a pezzi – metaforicamente e fisicamente, vedi incidenti di Rivoli e Biella – sarebbe quasi saggio lasciarlo affondare nei suoi abissi, non farlo riemergere se non dopo un profondo risanamento delle acque.





I figli di Bechis

12 12 2008

Da “Garage Olimpo” (1999) a “Hijos – Figli” (2001), Marco Bechis, di origini sudamericane e spedito via in Italia dopo essere stato sequestrato da torturatori argentini, ci ha dato a partire dalla fine degli anni ‘90 film potenti, attualissimi, di grosso impatto sociale e politico, pur rimanendo sul versante del racconto intimo e psicologico di una ampia schiera di personaggi, tutti legati al patrimonio dell’America meridionale. Quest’anno il regista, classe ‘57, è tornato alla ribalta con “La terra degli uomini rossi – Birdwatchers” , che ha girato in un lungo periodo in Brasile a stretto contatto con gli indios, i quali hanno impresso le loro storie disperate sulla pellicola, di gusto molto herzogiano, cambiando molto l’idea del copione originale e trasformando “Birdwatchers” in un film in divenire. Non mancano nomi italiani, che interpretano gente credibile venuta dall’Italia, forse scappata per ritrovare la propria selvatichezza, come Claudio Santamaria che si fa sedurre e ingannare facilmente dalle donne indios… Oppure come Chiara Caselli che interpreta la moglie ornitologa di un arrogante proprietario terriero deciso a fare la guerra ad una comunità di indios stabilitasi sul terreno di una sua “fazenda”. Non svelo altro, ma il film ha tutto ciò che lo rende probabilmente il capolavoro di Bechis. Peccato che sia rimasto un po’ troppo poco nelle sale e che a Venezia l’unica cosa che di questo film abbia lasciato il segno sia stato il discorso di una delle donne indios, che pare abbia commosso molti. Fatto sta che il film non ha vinto il Leone D’Oro. Speriamo che la uscita in DVD lo rilanci e che più persone trovino un po’ del loro inutile tempo per vedere “Birdwatchers – La terra degli uomini rossi”. Nota interessante è il doppiaggio del film. Nelle sale infatti è uscito doppiato tutto in italiano, mentre originariamente il film vedeva tutti gli indios parlare nella propria lingua, sottotitolata ovviamente in italiano. Chissà come uscirà in DVD?

Il trailer del film





Ma che Razza di storia è?

9 12 2008

Dobbiamo stare attenti a come parliamo. Razza, per l’uso razzista che se ne è fatto nella storia, diventa dunque una parola proibita in questo nostro mondo ipocritamente politically correct. Ma io vorrei rivendicare il diritto di poterla usare la parola razza, in quanto parola del vocabolario utile a distinguere le normali differenze fisiche ed etniche di noi umani. Mi fanno inoltre ridere quelli che, nella cultura anglosassone, invece di dire “bianchi” adesso dicono “caucasici”, che non serve assolutamente a niente se non a creare confusione, dare la illusione di essere giusti, tolleranti dunque intoccabili e far sentire protetti coloro che possono diventare bersaglio facile. Non è facile, ammettiamolo. Ad una persona mulatta non farà mai piacere essere chiamata tale, ma il termine è corretto e non razzista, in quanto non fa altro che identificare una fisionomia, un colore. Il mondo è sempre stato dominato dal razzismo e lo è tutt’ora nonostante ci venga insegnato quello e quest’altro.

Perchè non ho mai incontrato uno studente di colore all’ università? Perchè in facoltà avrò visto al massimo cinque cinesi nel giro di un quinquennio? Perchè in un negozio normale o in un ufficio trovo solo connazionali e mai nessun altro? Perchè non vedo mai coppie interrazziali in giro?  La scienza, che studia i comportamenti umani, ci dice che la maggior parte di noi si sente attratto il più delle volte da persone dello stesso gruppo. È su questo, purtroppo, che il mondo si regge e va avanti riproducendosi? Ogni gruppo e ogni etnia rimangono chiusi in sè stessi. Naturalmente questo discorso varia molto a secondo del paese in cui ci si trova. In questo articolo mi indirizzo prevalentemente al fenomeno italiano… Perchè è rinomato – lo impariamo dal cinema, dalla tv ecc. – che negli Stati Uniti le cose stanno molto diversamente. La multietnicità è infatti un elemento diventato fondamentale nella società americana, specie nelle metropoli e ciò non esclude certamente episodi di violenza e intolleranza maggiori rispetto al nostro paese, ma almeno c’è l’esperienza della convivenza e dell’interazione.

Qui in Italia l’unica occasione che ho per ritrovarmi in mezzo a gente da me diversa è quando prendo il tram. In esso mi accorgo che sempre e comunque si conta una grandissima presenza multietnica. Ciò che mi piace fare in tale occasione, se sono di buon umore, è osservare le persone e capirne la provenienza ascoltando la lingua che parlano e studiando il colore della loro pelle, la loro fisionomia. Questo non è essere razzisti, è essere curioso nei confronti dello straniero e volerne sapere di più. Lo stesso mi accadeva alle elementari e alle medie, dove di cinesi, africani e dell’Europa dell’est ce n’erano a dozzine in classe e loro erano senz’altro i personaggi più interessanti.

Impariamo a conoscerci meglio e a riconoscere nella nostra ignoranza, indifferenza e paura nei loro confronti semplicemente un ardente interesse per la razza umana intera. La razza umana, sì. Questa almeno non è una affermazione che si può mettere in discussione perchè, come gli animali sono fra loro diversi, lo siamo anche noi ed è giusto così.

Per quanto ne so il mio vicino di casa, bianco, probabile impiegato di banca e padre di due maleducati mini-calciatori scortati a ogni ora in auto al vicinissimo campo da calcio dei preti, appartiene a una razza diversa dalla mia… Mentre l’africano denigrato sul bus nel cortometraggio tedesco postato di recente, Schwarzfahrer – Il viaggiatore nero, potrebbe essere da me considerato un compagno perchè come lui anch’io vengo guardato storto per il mio aspetto.

Scena dal film “Cruel Intentions” (1999)