
Forse ho sbagliato ad inaugurare Aronofosky nel mio lettore DVD con il suo “L’albero della vita – The fountain”. Avrei dovuto scegliere “Requiem for a dream” oppure andare a vedermi “The Wrestler” al cinema, ma così è andata. Stucchevole e monocromatico nell’estetica, la quale comunque è l’unico pregio del film anche se rischia di avvelenare i gusti cinematografici di qualsiasi cinefilo. Per il resto il film pur essendo abbastanza inventivo e originale nei modi narrativi, non coinvolge abbastanza. Si intrecciano tre linee di narrazione o semi-narrazione, che sono in verità una unità sola: Tom, il protagonista interpretato da Hugh Jackman, è uno scenziato che si ostina nel voler trovare la formula per l’immortalità usando la corteccia di un albero del Guatemala e sperimentando su uno scimpanzè malato di cancro di nome Donovan; intanto la bella moglie malata di cancro al cervello, Izzy come Isabel (Rachel Weisz), ha scritto con penna stilografica un romanzo a chiave incompiuto che porta lo stesso titolo del film e che dona al marito-anima gemella, con sua promessa di completarlo, prima di tirare il calzino. Naturalmente gli sforzi compiuti nella ricerca scientifica applicata allo scimpanzè si intuisce che sono finalizzati alla salvaguardia della specie umana, ma in questo caso alla moglie del protagonista in particolare. Nel romanzo, letto dal marito sempre più estraniato e fuori di sè, la moglie diventa la regina spagnola, Isabella, lui invece è il conquistador senza macchia e senza paura che viene mandato in missione nella giungla della nuova Spagna, alla ricerca di una piramide Maya dove si nasconde una portentosa pianta che le darà vita eterna; sullo sfondo c’è la Spagna del Grande inquisitore, che anche se non c’era cambiava poco. La psiche di Tom in qualche modo si scinde, generando una forte identificazione nel conquistador e in un altro uomo, lui stesso, calvo come un monaco intergalattico che compie un viaggio mistico all’interno di una bolla diretta verso Shebalba, una stella morente proprio come la moglie. Il film è costruito in maniera tale che alla fine i due riescano a ritrovarsi, si presuppone, nell’aldilà. Troppo ambizioso nel voler parlare di vita e di morte e voler per forza mescolare queste due cose molto terrene a temi più astratti, mistici e allucinati, che solo Kubrick ha reso piacevoli all’occhio e all’orecchio nell’ ancora oggi straordinario “2001 odissea nello spazio”, al quale si attinge parecchio in quest’opera senza neanche avvicinarcisi. Jackman, che alle donne e ai gay piace da matti, a me risulta abbastanza insulso. Troppi pianti e troppo amore che poi di fatto non si traduce mai in niente di concreto nel corso delle scene, dove si usa il logoro trucco del primo piano fine a se stesso. Proprio a proposito di questo, di primi piani se ne aggiudica più Hugh Jackman rispetto alla bella moglie del regista, Rachel Weisz, per la quale non si può negare di provare certi palpiti. Hugh come tutti gli altri Hugh del cinema e i divi belloni in genere dà il meglio di sè in ruoli infami, da villain o da idiota – vedi “Scoop” di Woody Allen o il suo ricorrente ruolo da antieroe fumettoso di Wolverine nella saga di “X Men”. In “The fountain” mostra una staticità senza fine. Aspettiamo comunque di vedere i precedenti e forse migliori “Pi – Il teorema del delirio” “Requiem for a dream” e il tanto acclamato, ma sospetto “The wrestler”, tutt’ora nelle sale, per dare un giudizio su questo nuovo regista che a mio avviso ha scelto di cantarsela e suonarsela da solo un po’ prestino.



Consolati, da ora in avanti vedrai solo dei bei film di questo regista.
Prima di vedere The Wrestler guarda Requiem for a Dream….cosi ti sarà più chiaro il sacrifico del regista, che dopo aver esagerato in virtuosismi con The Fountain ha deciso di “darsi” totalmente e mettersi al servizio di Mickey Rourke! Purtroppo con “the fountain” Aronofsky ha deciso di non scendere a compromessi!
Aveva iniziato le riprese del film avendo come attore protagonista Brad Pitt e con un certo “badget”, ma quest’ultimo ha abbandonato il progetto.
Quindi lui ha dovuto ricominciare da capo, con un budget ridotto e con nuovi attori. Io l’ho già perdonato….
Più che virtuosismi io direi, permettimi, schifosismi. Comunque io son sempre stato dell’idea che un film non deve trovare giustificazioni, interpretazioni o quant’altro in ciò che viene detto e fatto dal regista o dagli attori.
Il regista è contento del suo lavoro, non si giustifica mica. Per lui è perfetto.
Per me è troppo ossessionato da questo “soggetto”, comunque con Requiem for a Dream cambierai opinione su Aronofky. Per lui comunque è stata davvero un odissea girare questo film, per noi invece un impresa poterlo vedere senza addomentarsi!
ma dell’addormentarsi dici di “The fountain” o di “Requiem”?
Il film a cui mi riferivo è The Fountain, credo che ci sia stato 5 anni per girarlo (le riprese sono state sospese dopo che Brad Pitt ha abbandonato il progetto).
Requiem for a Dream è una piccola perla, la regia, la musica e Jennifer Connelly!