Roberto, fermati!

2 05 2009

Scena del circolo in “Berlinguer ti voglio bene”

Piange il cuore a pensare che nel grandissimo debutto al cinema di Benigni nel piccolo, ribelle film “Berlinguer ti voglio bene” (1977) diretto da Giuseppe Bertolucci, l’opera venne diffusa pochissimo in sala per via della censura, mentre a vincere l’Oscar è stato il suo discutibilmente bello, specie nel primo tempo, “La vita è bella” (1999), vincitore in America e nel mondo perchè nella commissione di giudici degli Oscar, si sa, è elevatissimo il numero di americani ebrei…. Ma il peggio è venuto dopo. C’è stata la parentesi felliniana-collodiana di “Pinocchio” (2002), nella quale Benigni alias Pinocchio fa ridere, ma in senso spregiativo. La Braschi nel ruolo della fata fa venire la bile, ma per il resto il film aveva la sua dignità cinematografica. Il peggio, dicevo, è venuto con “La tigre e la neve” (2005) dove Benigni ha dimostrato di aver perduto l’uso della ragione, ma soprattutto della linfa creativa. Che sia stata colpa della Braschi? Probabile, ma non sicurissimo, perchè poi quando la moglie di Benigni si avventura da sola nel cinema, ottiene risultati interessanti e degni di lode, vedi la sua parte nel film “Mi piace lavorare – Mobbing” (2004) della Francesca Comencini.  “La tigre e la neve”, che si avventurava in zone bellicose (in più sensi), ha avuto incassi record, ma è da record la sua bruttezza. Benigni che fa il poeta e docente universitario è un insulto all’umanità…. Semplicemente perchè è di una presunzione senza fine, ma poi perchè non è credibile. Basta, sul resto meglio tacere. Le università del mondo reale purtroppo gli sono andate dietro, donandogli addirittura la laurea ad honorem e decretandolo ‘filosofo moderno’. Intanto Benigni continua a campare con le sue letture dantesche, come se prima di lui nessuno se ne fosse mai occupato e del cinema, io credo, ha deciso che ne può fare a meno. Benissimo, ma allora era meglio se ce lo diceva prima di creare questa ‘ondata di finto buonismo democristiano devastante, con quei suoi girotondi del cazzo. Roberto, fermati, ammetti almeno qualche colpa, oppure ridacci il clown de “Il mostro” “Johnny Stecchino” e “Il piccolo diavolo“, se non ci puoi dare Mario Cioni in questo mondo che di certo non gli lascerebbe spazio. Allora forse è davvero meglio rifugiarsi in una sala e vedersi Ficarra e Picone

Famosa cena dello sproloquio dopo la morte della mamma.

Scena del treno in “Il piccolo diavolo”.

“Non me somija pe’ niente” da Johnny Stecchino