“Questione di cuore”, un film sull’amicizia ma anche sul cinema

3 05 2009

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In un battito cardiaco irregolare oltre all’infarto e ad un presagio tremendo di morte, possiamo trovare molto altro… La capacità di due mondi che mai si incontrerebbero di venirsi incontro nel momento di sconforto reciproco e di aiutarsi come solo i veri amici possono fare. Il film nuovo della Archibugi “Questione di cuore” esplora principalmente questi elementi, facendo leva su sentimenti profondi, mai superficiali. L’inizio film è intrigante e molto romano, notturno. Viene voglia di trasferirsi a Roma e rimanerci per sempre, come dice il personaggio di Albanese raccontando il primo dei suoi mille racconti straordinari al compagno di sala rianimazione Alberto (Kim Rossi Stuart). Però a farti cambiare idea sulla romanità è il forte accento di Kim, che per un po’ lo rende antipatico. A far diventare indigesto questo inizio film è poi la rappresentazione del milieu cinematografico a cui appartiene il personaggio di Albanese, che è uno sceneggiatore. In ospedale lo vanno a trovare Virzì, Sorrentino, Luchetti, la Sandrelli e Carlo Verdone, tutti quanti naturalmente interpretano se stessi e personaggi che nella finzione avrebbero un qualche legame lavorativo o semiaffettivo col malato. Insignificanti e fini a se stessi sono i primi, ma geniale e ipocondriaco è il colloquio fra Albanese e Verdone. Poi fortunatamente, dopo questo incipit metacinematografico, si entra nel vivo della storia, che è tutta incentrata sull’amicizia fortissima che nasce fra i due malati di cuore. Uno, il più anziano, si riprende abbastanza bene e rapidamente, mentre l’altro sin dall’inizio del film si incammina su una strada che lo porterà nel giro di pochi mesi alla morte certa. Il film, come già detto, più si avvicina alla fine e più si fa drammatico, ma si autocontiene e dà vita ad un bel racconto sull’amicizia maschile, con non mancanti riferimenti all’omosessualità anche se di fatto i due, citando una scena, “non consumano”. Film  umanissimo, domina su tutto la naturalezza e la bravura di tutti, compresi i più giovani, coi quali la Archibugi si è misurata ampiamente nei precedenti lavori, a partire dall’esordio “Mignon è partita” per passare da “Verso sera” “Il grande cocomero” “L’albero delle pere” e “Lezioni di volo”. Il colossale Paolo Villaggio appare in un ruolo, a differenza di quelli simil-realistici ad inizio film, fittizio in cui interpreta un produttore cinematografico salvifico che più che un produttore sembra un’eccellenza dalle vesti abbondanti che ricordano un po’ quei santoni indiani. “Questione di cuore” è una commedia che si avvale di Attori per affrontare temi seri. Non manca persino un accenno al sociale, quando viene mostrata una breve ma indelebile scena in cui un africano viene minacciato da una banda di teppisti. Quì la Archibugi, volendo entrare in un nuovo campo, volendo fare un crossover, inciampa… Il personaggio dello sceneggiatore interpretato da Albanese è piuttosto bello, ma contiene in sè anche elementi che portano alla luce non solo i pregi, ma anche i difetti degli sceneggiatori del cinema italiano, che più che sceneggiatori vogliono fare i poeti, i romanzieri. Insomma, si perdona qualche capriccio e approssimazione in questo film perchè in fondo è bello, soprattutto perchè Kim Rossi Stuart, che poco si offre agli schermi, è pressochè perfetto. Micaela Ramazzotti, già ammirata in “Tutta la vita davanti” di Virzì, qui conferma tutto il suo talento naturale nel ruolo della moglie di Alberto. Francesca Inaudi sarebbe anche una attrice brava, ma il suo personaggio, quello della fidanzata di Albanese, è un po’ vago e poco approfondito.