L’uso dell’ellissi nel cinema

14 05 2009

L’ELLISSI, nella narrazione cinematografica (ma non solo), è una soppressione temporale più o meno consistente di eventi fra una scena e l’altra. La prima cosa di cui ci si accorge quando c’è una ellissi, che spesso è anticipata da una dissolvenza a nero, è che del tempo è passato e sono accadute varie cose che hanno cambiato lo stato delle cose, ma noi non siamo dati di saperle.

L’ellissi viene sin dai tempi del cinema classico hollywoodiano usata per eliminare i cosiddetti tempi morti, ossia momenti in cui non succede niente di importante, ma la sua vera utilità è che non deve diventare un modo più semplice di raccontare una storia senza dilungarsi troppo. L’ellissi, se avviene in un momento in cui l’attenzione dello spettatore avrebbe voluto essere nutrita, crea una “fame” che continuerà ad aumentare finchè non verrà svelato, detto o fatto qualcosa di eclatante. In buona sostanza, l’ellissi è una base fondamentale della narrazione cinematografica.

In definitiva dunque dopo l’ellissi l’errore più grave sarebbe di dare immediatamente tutte le coordinate di ciò che è successo nella parte  mancante. Si può lasciare solamente intuire oppure si può spiazzare non dando alcuna spiegazione o, ancora, si può diluire, anche fino al finale, la distribuzione di ciò che mancava.

L’uso dell’ellissi prima di raccontare un epilogo è abbastanza infame, ma c’è da ammettere che a volte può essere abbastanza azzeccato e reinventato. Da toscano quale sono, faccio un esempio che più classico non si potrebbe: nel film di Pieraccioni Il ciclone (1996), nel finale troviamo Levante (Pieraccioni) presumibilmente qualche mese dopo, sposato con la Forteza, in una location spagnola in cui si è dato all’allevamento dei tori. La scena si conclude con lui che parla con la pancia della donna incinta chiamando il figlio Gino. Nella scena che segue immediatamente si torna in Toscana, al casale di Gino il vecchio, che scopriamo – tramite la voce narrante di Pieraccioni – essere morto e niente popò di meno che il nonno di Levante. La scena però in termini cronologici precede il finale, e si colloca prima della partenza di Levante per la Spagna, in cui prima della morte del vecchio il nipote dice al nonno che se ne va. Si potrebbe quasi dire che un film altrimenti deboluccio da vari punti di vista, trova la sua forza proprio in questo finale doppio che svela l’identità del vecchio a cui Levante urla sempre a distanza spiegandone il particolare attaccamento emotivo e facendo riflettere sulle differenze di ruolo fra il vecchio solitario ancorato alla sua casa natia e l’apertura finale del giovane Pieraccioni, che in nome dell’amore, decide di muoversi e di spostarsi per il mondo. Peccato davvero che col tempo, questo Pieraccioni, specie in assenza dell’indispensabile spalla che è Ceccherini, abbia dimostrato di essere più scarso di quanto credessimo.