Circoncisione maschile, una barbarie terapeutica diffusa globalmente dalla nemica America

7 10 2009

Mentre un sacco di associazioni umanitarie si preoccupano per la violenza inflitta alle donne di fede islamica e non solo sottoposte alle pratiche di circoncisione femminile (che impediscono il piacere sessuale), nessuno sembra essersi occupato mai abbastanza della questione della circoncisione maschile.

La circoncisione maschile, escludendo i casi in cui viene fatta in fase neonatale per motivi religiosi, se la si applica in età adulta ha un grosso impatto traumatico in quanto per risolvere ostacoli più o meno grossi nello scoperchiamento del glande, i dottori ‘ti tagliano il prepuzio‘ e viene richiesta al paziente una convalescenza piuttosto lunga e dolorosa, in cui, fra le tante come ad esempio la totale astinenza sessuale – che siano rapporti o anche solo masturbazioni o erezioni – non puoi neanche andare ad urinare tranquillamente poiché anche questa necessità fisiologica verrà accompagnata da dolori non indifferenti. Trovo di una infinita disumanità la scelta da parte dei medici di riconoscere unanimemente la circoncisione come giusta terapia ad un problema di natura principalmente meccanica. Non solo viene tolta irreversibilmente la sensibilità al pene durante i rapporti (perché tutta la sensibilità sta nel prepuzio e una volta circonciso, il glande scoperto si cheratinizza e diventa meno vulnerabile, dunque la stimolazione è assai ridotta e il piacere diminuisce), ma si creerebbe anche un effetto iatrogeno con la suddetta dolorosa e lunga – si parla di settimane – convalescenza, di certo evitabile scegliendo di tenersi un difettuccio e di non compiere deliberatamente una simile barbarie. Ma, di nuovo, mi domando come sia possibile che i medici non abbiano trovato ancora delle vie meno crudeli per curare la fimosi. Da dove è cominciato tutto questo? Faccio qualche ricerca e scopro che, tanto per cambiare, la colpa è degli americani.

Da anni ormai ero a conoscenza del fatto che nella cultura americana la circoncisione è diventata una cosa normalissima e generalizzata, ma non sapevo ad esempio che la pratica è stata introdotta durante la Seconda guerra mondiale per i soldati nel fronte del Pacifico che avrebbero avuto difficoltà (punto di vista molto discutibile principalmente fondato su principi di ignoranza e xenofobia) di occuparsi adeguatamente della propria igiene. La cosa poi è stata adottata a livello nazionale, sempre con la scusa della maggiore igiene. La religione ha un grosso impatto in America, forse più che da noi, in quanto le diverse Chiese sono molte di più nella cultura anglosassone. Fatto sta che l’atto sessuale davanti a Dio è sbagliato e tutti gli americani, figli di Dio, devono pagare per la propria natura istintiva ed essere puniti da Dei messi in terra, i dottori appunto, che provvederanno a mutilarli a vita stagliuzzando i loro peni. Ma gli americani sono stati piuttosto furbi e hanno saputo giocare questo elemento imbarazzante trasformandolo in un elemento di bellezza maschile asettica, insieme alla moda della depilazione, riformulando un modello estetico malato e androgino diffuso oggi globalmente. Dunque, essendo ormai in uso anche da noi in Italia questa pratica disumana, cosa possiamo fare in alternativa?





Iperconsumismo e decentralizzazione

18 07 2009

Io, come ho già detto in un post di qualche tempo fa, non sono una persona che spende. Il mio livello di consumo è modesto. Sì, posso avere il vizio dei DVD e del fumo, ma insomma non sono uno di quelli che compra vestiti e scarpe, magari firmati, in continuazione (non ci vado proprio mai), non compro due cellulari all’anno, un cellulare mi dura diversi anni. Il mio computer ha la bellezza di 11 anni e funziona, per le normali attività quotidiane, ancora molto bene. Ora succede però che come tutte le cose questo computer cominci a fare un po’ fatica con le novità tecnologiche. Se qualcuno mi da qualcosa trasferendomela su un driver a penna USB, per trasferire questo qualcosa sul computer ci metto anche più di mezzora a volte. Riscontro sempre più difficoltà con la masterizzazione, che proprio non ce la fa come quando cerchi di imitare Valentino Rossi su un normalissimo scooter (è inutile, puoi anche farlo ma poi te ne pentirai per vari motivi). I video che faccio, specie quando li monto, per essere finalizzati può impiegarci da 1 ora e mezza alle 2 ore. Insomma, mi manca la cosiddetta memoria. Quindi mi sono deciso a comprarmi un portatile . A Firenze abbiamo qualche negozietto specializzato – dove quando entri ti inquadrano subito e decidono che ti scuciranno soldi il più possibile all’istante – oppure ci si deve rivolgere ai più semplici magazzini, tipo Ganzaroli, Expert, Trony, Euornics ecc. Ora io nella mia zona, Firenze centro-sud, sono fortunato da questo punto di vista perchè nel giro di pochi metri mi ritrovo tutti i Ganzaroli del mondo, un negozio Trony gigantesco che occupa due quarti di un palazzo. Quando entri in questi posti, ti mettono subito in soggezione. Televisori grandi quanto la superficie di un tavolo, a volte grandi quanto un armadio, ma grandi sono anche i prezzi… Pure i computer non scherzano. Il prezzo minimo di solito è 999,90 ossia 1000 euro. Anche quando i prezzi sono più bassi per una qualche promozione, non si scende sotto i 500/700 euro. Poi, parlando con qualche amico o conoscente, vengo a scoprire che loro si sono comprati il loro bel portatile o la loro bella videocamera digitale a prezzi che mai ho visto o sentito. L’ipercoop (“la coop sei tu!”) ti dà un portatile di tutto rispetto con tutto quello che serve a soli 400 euro. Ora io non sto tentando di fare pubblicità all’Ipercoop, anzi… È qui che io giungo alla mia critica. Quando ti decidi a fare questi acquisti perchè effettivamente ti conviene, ti informi e guardi dove si trovano le Ipercoop. La Coop gioca d’astuzia a questo punto, perchè di questi ipermercati ce ne sono solo 5 in tutta la Toscana e neanche uno nel suo capoluogo, Firenze. Se vuoi il computer, devi andare a Lastra a Signa oppure a Sesto Fiorentino, tutti luoghi che fanno comune e che con Firenze non hanno niente a che vedere se non per la vicinanza. Ciò comporta che tu debba prendere l’autobus o meglio ancora la macchina e una volta che sei lì dopo esserti fatto crescere l’ansia (a meno che tu non sia uno shopping-dipendente), l’Ipercoop gioca sul ragionamento che una volta che sei con la macchina apposta per Lei, a quel punto oltre al computer dovrai comperare tante altre cose che ti fanno gola e che in nessun altro posto troverai mai a quei prezzi così imbattibili. Risultato: loro hanno le tasche piene, tu le hai vuote, hai consumato benzina ed energie, ma ti senti in compenso più ricco e in armonia con la società… Stessa cosa accade per i cinema. Ormai, eliminando il discorso particolare su Firenze dove per ora alcune sale d’essai reggono ancora, in generale oggi in Italia i cinema sono come i centri commerciali: sono grandi, hanno più di una dozzina di sale e si trovano fuori città. Devi andare anche lì in macchina e ti invitano allo spendere sempre e comunque nei negozi del centro commerciale che ospita il cinema o che si trova dall’altra parte della strada. It’s the american way! Fra l’altro, va scomparendo tutta una serie di abitudini nostrane con questi multiplex. Sì, perchè ora c’è addirittura la forma della prenotazione. Poi, quando arrivi lì, te hai un posto assegnato e solo quello puoi prendere. Non puoi sederti dove cazzo ti pare. Te lo dicono loro e ti accompagnano pure. Una volta iniziato il film, chi arriva in ritardo anche solo di 1 o 2 minuti, deve aspettare che finisca il film, non si entra a film cominciato (e fin lì sembra anche giusto, ma insomma così fai perdere mezza giornata a una persona). La fregatura è che se uno volesse rivedere il film, deve ripagare il biglietto, anzi no, devi uscire proprio e ricominciare da capo. C’è poi la novità straordinaria del 3d. Ormai escono di media anche due film al mese in 3d, ma a Firenze no perchè di sale 3d non ce ne sono. Devi andare a Grosseto o a Livorno. Questi multiplex che sembrano avere tanto successo, da noi si trovano uno a Campi Bisenzio, proprio accanto al centro commerciale I Gigli, e l’altro si trova fuori Scandicci. Quindi, oltre al consumismo sfrenato indotto, la società spinge le persone fuori dai centri. C’è comunque chi si lamenta pur amando questo sistema perchè gli fa fatica fare un viaggio per andare al cinema. Quindi a regola, se prima non andavano più al cinema del centro di Firenze per il problema del parcheggio e del traffico (mah, io ci son sempre andato a piedi, in bus o in bici), ora non va comunque neanche al multiplex fuori porta perchè anche se lì il parcheggio lo trovi e il servizio è eccellente, il viaggio è troppo snervante e dispendioso. E poi, diciamocelo con franchezza, il multiplex non è bello, è proprio brutto. E’ un contenitore di solitudini che si ammassano e si abbuffano gli occhi, la pancia. Meglio a casa sul proprio divano con il DVD che uscirà a a 3 mesi dall’uscita nelle sale, ormai diventate obsolete. Su questo non v’è dubbio. E per quanto riguarda i film d’autore, sta ai proprietari del circolo Atelier di Firenze fare qualcosa per mantenere quelle poche sale rimaste oppure dobbiamo essere noi a dare ancora una valore a questo tipo di cinema che nel multiplex difficilmente viene accolto? A voi la soluzione, che però non c’è perchè i soldi governano tutto e nella lotta fra l’ultimo Harry Potter e il tedesco Settimo cielo (vedere mia recensione su Acquitrini cinematografici a questo link  http://dylandave.wordpress.com/2009/06/05/in-amore-non-esistono-argomentazioni-valide/), sappiamo bene chi vince.





Le puttane degli italiani

17 04 2009

A parte quelle di alto bordo le prostitute vengono sin dalla notte dei tempi considerate, cominciando dal loro nobilissimo mestiere, persone non da odiare, ma da capire, comprendere, alle brutte compatire. Gli extracomunitari, primi fra tutti i rumeni, vengono sfruttati. Vengono trattati da noi esattamente come se fossero delle puttane. Questa è la verità. Quindi se c’è da disprezzare qualcuno, c’è da disprezzare solo noi stessi. Mai sentito il termine racket? No, non si sta parlando di un attrezzo sportivo… Ma volendoci limitare all’ambito lavorativo legale (e anche qui si fa per dire) troviamo continuamente esempi di sfruttamento sul lavoro che si possono equiparare al rapporto fra un pappone e la sua puttana. Li sfruttiamo per far fare loro i lavori che a noi scoccia fare e li sottopaghiamo. Li costringiamo a vivere a decine in una sola casa, a vivere un’esistenza  priva di piaceri e rilassamento. Sono i nostri schiavi. Paradossalemente c’è chi non li vorrebbe nel Paese, che li rimanderebbe volentieri “a casa”, ma stupisce una simile affermazione quando la nostra di casa il più delle volte è costruita e mantenuta da manodopera forestiera. Qualcosa non quadra…





Bertolaso crocerossino o re mida?

9 04 2009

Vedendo il disastro accaduto in Abruzzo viene voglia di fare qualcosa nel nostro piccolo per aiutare questa regione che ora chissà per quanto rimarrà terremotata. Diffidiamo scrupolosamente da quei servizi d’aiuti umanitari (specie quelli via sms) che devolvono i soldi e li fanno intascare alla Protezione civile. Vorrei ricordare che ad essere presidente della Protezione civile è Bertolaso, il nuovo servo di Berlusconi che oltre ad avere negli occhi il guadagno bensì che i morti e la distruzione, ha anche denunciato Giampaolo Giuliani per procurato allarme . Giuliani, ricercatore di gas radon insieme a suoi collaboratori, sostiene che da 10 anni lavora all’individuazione del radon, che in caso di notevole aumento e oltre una certa soglia è sentore di un imminente scossa catastrofica. Quando a natale ci fu la scossa nell’Emilia, la sentimmo anche a Firenze, con un certo spavento, noi che abitiamo agli ultimi piani. Scrissi un articoletto sul mio blog e convintissimo grazie ai miei studi di geologia da completo autodidatta che i sismi non si possono prevedere. Mi sono sbagliato. Questo metodo pare sia utilizzatissimo in molti paesi del mondo e per lo meno, se non può evitare la distruzione, di certo aiuta a ridurre il rischio che ci siano centinaia di morti!





Alla faccia dell’evoluzione

2 03 2009

In Italia la pena di morte è stata abolita eppure si continua a parlare di castrazione e di pena di morte in caso di violenze e stupri. Nelle città si organizzano delle specie di ronde di civili, che vengono legittimate, pare, a portare con sè armi tipo coltelli se non peggio. Combattere il crimine col crimine non è da paese civile. L’Italia non è un paese civile. Ora io non sto negando che la violenza sessuale sia una cosa terribile. Lungi dal dirlo, però la gente che parla ora non si rende conto che è tutta una strumentalizzazione da parte del governo (ma anche la Chiesa non scherza) che fa sì che i media si concentrino su questi argomenti alimentando la paura nelle persone – io la paura la comprendo, ma la metto in discussione perchè quando mi è capitato di tornare tardi a piedi non ho mai subito o assistito a episodi di questo genere. Non raccontiamoci balle, è vero che sono un ragazzo e che per le donne è diverso, ma se in due persone mi vogliono derubare, divento indifeso comunque. Nel frattempo che che le tivù e i giornali di regime ci tengono occupati con questa assurda e malsana caccia all’aggressore e al maniaco, il capo dello stato e i suoi leccapiedi si sistemano per la vita con leggi ad personam ossia fatte per il loro individuale interesse. Allora vogliamo smetterla una buona volta di dire queste enormità (castrazione, pena di morte) o ne siete proprio convinti? No perchè se è così, diventa una gara fra mostri. Se voi tagliate il pisello a uno stupatore o lo lapidate, decapitate non siete meno mostri di lui. Tenetevolo a mente. Altro che regressione agli anni 50… qui siamo tornati al Medioevo e fra poco temo che sarà l’era della pietra. Alla faccia dell’evoluzione.





Altro che crisi… Truffa! Risparmiamo

14 01 2009

So che dico una cosa abbastanza nota e ovvia, ma ci rendiamo conto che di tutti i paesi dell’Unione Europea l’Italia è il paese che ha risentito più di tutti del passaggio da lira a euro? Sì, d’accordo, il suo valore in questo momento ci para il culo come la lira non avrebbe certo potuto fare e saremmo sul serio un paese nella merda. Anzi, no, guardate… Lo siamo già e da un bel pezzo. Ma pensiamoci sul serio a questo valore, non sorvoliamoci sopra. Accorgiamoci sul serio della truffa dentro alla quale stiamo vivendo. Questa truffa è partita con l’ultimo governo di Berlusconi. I ragazzi oggi vanno a giro a comprare vestiti, scarpe, cinture, oggetti high-tech. Molte  o alcune di queste cose non servono ad altro se non di vantarsi di essere alla moda. Il fatto è che tutto ciò ha un costo. Centinaia su centinaia di euro buttate via. Mi chiedo, fra l’altro, con che coraggio questi giovani chiedono cifre simili ai genitori e con che coraggio questi genitori tacciono e viziano i figli.

Io, come tutti, sono un figlio viziato, però non ho mai fatto grandi viaggi, non ho posseduto il motorino, nè tantomeno l’auto dopo il conseguimento della patente di guida, mi muovo in bici. Mi piace tanto la musica, ma non vado mai a un concerto: uno, perchè a Firenze e dintorni non vengono quasi mai gli artisti che piacciono a me, due, perchè vaffanculo un biglietto ti viene a costare dalle 40 euro in sù. Ma scherziamo?! L’unico vizio che mi permetto è quello del cinema, mia grande passione. Fortunatamente i DVD non costano cifre esagerate! Prima fumavo le sigarette, un pacchetto al giorno. Sono soldi anche quelli! Cazzo, ho smesso, sono passato al tabacco, sistema fai da te fra l’altro anche migliore per la salute e il fattore dipendenza oltre all’ovvio risparmio economico abissale.

Un paio di scarpe viene a costare una media di 150-200 euro (ma anche di più), che corrisponde a più di 300,000 delle vecchie lire. Però se parli con la gente, il più ti dirà: “Ma no, cosa mi racconti. Ora sono 150 euro e basta. Non pensarci più alla lira”. Eh no, cazzo! 150 euro sono più di 300 mila lire. Vaffanculo, ma sul serio. Io non compro mai vestiti o scarpe fino al momento in cui non mi si logorano. Altro che “crisi, c’è crisi…”, questa è una bella inculata a cui gli italiani non si sono sottratti, anzi… Si sono calati le braghe e hanno detto “Prego, accomodarsi”, votando mister faccia di culo. Ma vi rendete conto? Poi si vede B. che si vanta che l’Italia è un paese ricco perchè ci sono tante tv, tanti cellulari, tante auto… E ci credo, con tutta la pubblicità che mandi sulle tue reti televisive di merda e la gente che se le fila! Io giuro che se quell’uomo riesce a sopravvivere ancora a lungo alla sua indubbia vecchiaia (nonostante gli impianti per ricrescita della cute e il lifting in viso) e riesce a farla franca, passerà alla presidenza della Repubblica e così cambierà tutto quanto. Sta già succedendo. Da anni. Non sono previsioni, sono fatti in divenire. Se mai dovesse venire quel maledetto giorno, io emigro sul serio e non dico tanto per dire, ma per fare. Me ne vado a Nord. Danimarca o Svezia… Addio cari amici!





Natural instinct

24 12 2008

Anche se non si direbbe, io sono una persona che sente un grande legame con la Terra e la natura. Non a caso appartengo al segno zodiacale del Toro, che è un segno di terra.  Se mi trovo da solo, a contatto con qualche elemento della natura, è molto probabile che senta l’istinto di andare oltre. Può subentrare la paura in certe situazioni, lo so, ma non varrebbe forse la pena di avventurarsi completamente nell’ignoto e affidarsi alla natura? Questo non ce lo possiamo permettere in società o almeno non nelle forme che vorremmo sul serio. Se la natura decide di manifestarsi, bisogna lasciarle questa opportunità. Non siamo macchine, siamo mammiferi, facciamo parte di questo mondo e della sua natura… Nonostante molti si illudano che viviamo in una civiltà.





Scossa prenatalizia

23 12 2008

Questo pomeriggio tutto il Centro-Nord ha  tremato. 5.4 di magnitudo, il terremoto ha avuto il suo epicentro in Emilia, fra Parma e Reggio, ma si è sentito nettamente da Torino a Trieste, da Genova a Firenze.  I treni sono stati interrotti nelle tratte Bologna-Verone e Bologna-Milano. “È stato forte, ma non distruttivo” dicono. Io, che abito in un palazzo di Firenze all’ultimo piano, l’ho sentita essendo per l’appunto in quel momento a sedere con la schiena e la testa appoggiata a un muro. È durato quasi un minuto e la casa ha ondeggiato. Nella mia vita di scosse ne ho sentite, ma mai così prolungate. Gli esperti, come sempre, dicono che ci saranno scosse di assestamento e che saranno di minore intensità. A me questa sembra una cazzata. Che esistono le scosse di assestamento si sapeva, ma non si può prevedere come e quando saranno.

Se volete dettagli sull’attività sismica di ieri e oggi andate a questo fantastico indirizzo:

http://cnt.rm.ingv.it/~earthquake/data_id/2205007630/event.php

051011_earthquake1b





Scuola e università, il mostro degli abissi

20 12 2008

Escludendo gli abbastanza rari casi di una classe in cui un po’ tutti gli insegnanti seguono gli allievi seriamente spingendoli a crearsi un metodo di studio, dobbiamo guardare in faccia la realtà più comune: la scuola è un archivio di informazioni più o meno utili la cui conoscenza deve essere verificata dai docenti, sempre più spesso tramite il mezzo del test o simili. Ciò spinge i ragazzi intelligenti – quelli che ragionano sul serio e selezionano gli elementi importanti – a deprimersi e a venire sminuiti dal terribile mezzo che è il test. Spesso i risultati sono sgradevoli e possono rovinare una persona: fallimenti parziali o bocciature o rinuncia in toto della scuola.

Esso, il mezzo del test, esalta infatti le capacità mnemoniche di un soggetto, il più delle volte femminile, e non la sua abilità di apprendere. Imparare tutto a memoria, sottolineare un testo nella sua interezza – sì, lo garantisco poichè visto coi miei occhi e sentito con le mie orecchie – non è un metodo di studio. Tuttavia molti, anche chi non vorrebbe ma ce la fa comunque, si fanno piacere questo non-metodo e giungono al passaggio dalle scuole superiori all’università come se niente fosse. Così studieranno anche all’università sfruttando quel “prezioso” metodo acquisito chissà come, dove e da chi, che tragicamente viene riconosciuto da gran parte dei docenti universitari come valido o comunque sufficiente per far superare allo studente l’esame, magari, nel caso migliore, solo perchè un docente diverso non vuole più vedere certa gente…

I docenti, parliamo di loro, spesso sono persone indubbiamente esperte della materia, ma del tutto inadatte all’insegnamento poichè fanno la loro conferenza e chi è interessato realmente all’apprendimento rimane semplicemente fottuto se il linguaggio utilizzato in aula è incomprensibile. Dunque spesso l’unico modo di superare l’esame è equivalente, se uno è disposto a vendere l’anima al diavolo, all’imparare una lingua aliena senza comprenderla.

Quale è la  utilità di tutto questo? E soprattutto, perchè io mi devo trovare insieme a soggetti simili e sentirmi sminuito perchè non imparo tutto a memoria e cerco di ragionare? Perchè io che ho tentato di capire e ragionare devo prendere 25 e il robot-pappagallo deve prendere 30? Perchè in una facoltà di Lettere devo essere costretto a fare materie come economia, diritto pubblico o finanza aziendale? La risposta è semplice. Perchè lo studio come istituzione si è completamente svuotato di qualsiasi cosa in passato lo abbia potuto rendere un minimo  significante. L’unica cosa concreta che ti convince, come nella scuola, a concludere gli studi universitari, è un foglio di carta, che chiamarlo Laurea è a dir poco blasfemo, e la soddisfazione di non dover mai più ripetere una esperienza simile in vita tua. Con questo articolo, voglio precisarlo per chi ancora non avesse capito, mi schiero assolutamente dalla parte di coloro che sono assetati di sapere e conoscenza, ma che disdegnano un sistema scolastico e accademico diventato ormai un mostro che genera altri mostri e che se adesso è in crisi e cade a pezzi – metaforicamente e fisicamente, vedi incidenti di Rivoli e Biella – sarebbe quasi saggio lasciarlo affondare nei suoi abissi, non farlo riemergere se non dopo un profondo risanamento delle acque.





Ma che Razza di storia è?

9 12 2008

Dobbiamo stare attenti a come parliamo. Razza, per l’uso razzista che se ne è fatto nella storia, diventa dunque una parola proibita in questo nostro mondo ipocritamente politically correct. Ma io vorrei rivendicare il diritto di poterla usare la parola razza, in quanto parola del vocabolario utile a distinguere le normali differenze fisiche ed etniche di noi umani. Mi fanno inoltre ridere quelli che, nella cultura anglosassone, invece di dire “bianchi” adesso dicono “caucasici”, che non serve assolutamente a niente se non a creare confusione, dare la illusione di essere giusti, tolleranti dunque intoccabili e far sentire protetti coloro che possono diventare bersaglio facile. Non è facile, ammettiamolo. Ad una persona mulatta non farà mai piacere essere chiamata tale, ma il termine è corretto e non razzista, in quanto non fa altro che identificare una fisionomia, un colore. Il mondo è sempre stato dominato dal razzismo e lo è tutt’ora nonostante ci venga insegnato quello e quest’altro.

Perchè non ho mai incontrato uno studente di colore all’ università? Perchè in facoltà avrò visto al massimo cinque cinesi nel giro di un quinquennio? Perchè in un negozio normale o in un ufficio trovo solo connazionali e mai nessun altro? Perchè non vedo mai coppie interrazziali in giro?  La scienza, che studia i comportamenti umani, ci dice che la maggior parte di noi si sente attratto il più delle volte da persone dello stesso gruppo. È su questo, purtroppo, che il mondo si regge e va avanti riproducendosi? Ogni gruppo e ogni etnia rimangono chiusi in sè stessi. Naturalmente questo discorso varia molto a secondo del paese in cui ci si trova. In questo articolo mi indirizzo prevalentemente al fenomeno italiano… Perchè è rinomato – lo impariamo dal cinema, dalla tv ecc. – che negli Stati Uniti le cose stanno molto diversamente. La multietnicità è infatti un elemento diventato fondamentale nella società americana, specie nelle metropoli e ciò non esclude certamente episodi di violenza e intolleranza maggiori rispetto al nostro paese, ma almeno c’è l’esperienza della convivenza e dell’interazione.

Qui in Italia l’unica occasione che ho per ritrovarmi in mezzo a gente da me diversa è quando prendo il tram. In esso mi accorgo che sempre e comunque si conta una grandissima presenza multietnica. Ciò che mi piace fare in tale occasione, se sono di buon umore, è osservare le persone e capirne la provenienza ascoltando la lingua che parlano e studiando il colore della loro pelle, la loro fisionomia. Questo non è essere razzisti, è essere curioso nei confronti dello straniero e volerne sapere di più. Lo stesso mi accadeva alle elementari e alle medie, dove di cinesi, africani e dell’Europa dell’est ce n’erano a dozzine in classe e loro erano senz’altro i personaggi più interessanti.

Impariamo a conoscerci meglio e a riconoscere nella nostra ignoranza, indifferenza e paura nei loro confronti semplicemente un ardente interesse per la razza umana intera. La razza umana, sì. Questa almeno non è una affermazione che si può mettere in discussione perchè, come gli animali sono fra loro diversi, lo siamo anche noi ed è giusto così.

Per quanto ne so il mio vicino di casa, bianco, probabile impiegato di banca e padre di due maleducati mini-calciatori scortati a ogni ora in auto al vicinissimo campo da calcio dei preti, appartiene a una razza diversa dalla mia… Mentre l’africano denigrato sul bus nel cortometraggio tedesco postato di recente, Schwarzfahrer – Il viaggiatore nero, potrebbe essere da me considerato un compagno perchè come lui anch’io vengo guardato storto per il mio aspetto.

Scena dal film “Cruel Intentions” (1999)